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PAROLA AL TIFOSO

«Ho circolato con l’auto targata “W HCAP”, mi scambiavano per lo straniero»

«Lombardi ha promesso che non ci saranno ulteriori aumenti, lo ha strillato talmente forte che a momenti gli veniva un infarto»
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«Ho circolato con l’auto targata “W HCAP”, mi scambiavano per lo straniero»
«Lombardi ha promesso che non ci saranno ulteriori aumenti, lo ha strillato talmente forte che a momenti gli veniva un infarto»
«L’Ambrì sta mettendo fieno in cascina. Mi preoccupa un po’ la Coppa Spengler. Fosse stato per me, non ci sarei andato».
Hockey - LNA24.11.2023

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VACALLO - Giocatori, allenatore e dirigenti contano tantissimo, ma la vera ricchezza di un club sono i tifosi. Come Alessandro Cavadini, per il quale l'Ambrì viene solo dopo la famiglia.«Non dico che l’Ambrì mi prenda dodici mesi su dodici, ma q...

VACALLO - Giocatori, allenatore e dirigenti contano tantissimo, ma la vera ricchezza di un club sono i tifosi. Come Alessandro Cavadini, per il quale l'Ambrì viene solo dopo la famiglia.

«Non dico che l’Ambrì mi prenda dodici mesi su dodici, ma quasi. E questo è così da quando ho dieci anni: è da allora che ho cominciato ad avere il sangue biancoblù. Tenendo conto che ora di anni ne ho 55... Il tutto per colpa di mio papà Pierangelo. Ma anche io ho fatto il mio: questa passione l’ho infatti trasmessa alle mie figlie, Greta e Giorgia, che appena è possibile mi seguono alla pista. Anche mia moglie Katy ogni tanto partecipa, ma più per stare in compagnia e darci un po’ di soddisfazione. Lei è molto più pacata. Diciamo che ci sopporta. Come sopporta i nostri discorsi a tavola: da inizio a fine campionato rischiano di essere monotematici».

Qual è la cosa più pazza che hai fatto o saresti disposto a fare per l'Ambrì?
«Che ho fatto, anche se non è detto che in futuro non ne faccia altre. Nel 1996 lavoravo negli Stati Uniti, a Los Angeles. Internet c’era già ma non era diciamo “sviluppato”. Streaming e altro: non c’era nulla. Io però dovevo seguire i biancoblù, arrivati a contendere l’accesso alla finale al Kloten. Beh, quelle tre partite le ascoltai… al telefono. Chiamai un amico che mise la cornetta accanto alla radio e così mi permise di seguire la radiocronaca. Saranno state sei ore di telefonate intercontinentali. Potete immaginare il costo. Fortunatamente pagò il mio datore di lavoro, che non mi disse mai nulla. Oltre al danno, economico, ci fu poi pure la beffa, visto che fummo eliminati. Ora che ci penso, agli Stati Uniti è legata un’altra mia trovata: sempre in quel periodo mi feci infatti fare una targa personalizzata dell’auto - un bel “W HCAP” - con la quale circolavo liberamente per le strade. E che poi ho usato pure in Svizzera, per un mese, quando sono tornato. A Vacallo pensavano che fossi il nuovo straniero della squadra». 

C'è un giocatore che ruberesti - o se del passato avresti rubato - ai cugini?
«Ci ho pensato un po’, devo essere sincero, e alla fine non mi è venuto in mente nessuno. Devo ammettere di essere abbastanza allergico ai bianconeri e di essere sempre stato dubbioso davanti ai vari cambi di casacca. Mi hanno insomma sempre convinto poco. Un’eccezione, se mi permettete, è quella rappresentata da Dario Bürgler: sono estremamente contento di come si sta comportando. La realtà biancoblù sembra fatta apposta per lui». 

Come valuti il momento attuale?
«Stiamo mettendo fieno in cascina in vista di tempi duri, che sicuramente arriveranno. All’inizio ero scettico per come la squadra era stata composta. Ora sono contento di ricredermi e spero vada avanti così. Più che altro mi preoccupa un po’ la Coppa Spengler. Fosse stato per me, non ci sarei andato: potremmo rischiare di pagarla a livello fisico e mentale». 

Cosa pensi della società?
«Alcune scelte fatte sono condivisibili, altre meno. Quest’anno, per esempio, c’è stato un nuovo aumento dei prezzi. Certo, se i risultati continueranno a essere questi, la spesa in più si potrà anche “dimenticare”, diciamo così; la comunicazione avrebbero in ogni caso dovuto farla in un altro modo. Vediamo se la promessa che ha fatto Lombardi il giorno della presentazione, ovvero che non ci saranno ulteriori aumenti, sarà mantenuta. Lo ha strillato talmente forte che a momenti gli veniva un infarto».

Cosa pensi dell’allenatore?
«Secondo me la pausa di riflessione ha fatto bene a Luca Cereda. Sembra che sia riuscito a ricaricare le pile e che, soprattutto, abbia un po’ cambiato mentalità. Prima insisteva sempre su determinati schemi e ingabbiava un po’ i giocatori. Sembrava fosse tutto un “Io sono l’allenatore e tu fai quello che ti dico”. Ora pare invece disposto a lasciare maggiore spazio ai ragazzi. A concedere libertà. Libertà di sfruttare l’estro. Il tutto, risultati alla mano, sta funzionando. In passato ha probabilmente fatto degli errori, ma rimane comunque un coach valido». 

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Ultimo aggiornamento: 23.03.2026 11:50

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