Svizzera, famiglia, titolo, papà-Holden non si tira indietro

«Un regalo a Sprunger? Magari dopo la finale»
«Ai miei chiedo di essere duri, anche se magari non tanto pazzi quanto ero io».
«Un regalo a Sprunger? Magari dopo la finale»
«Ai miei chiedo di essere duri, anche se magari non tanto pazzi quanto ero io».
DAVOS - Vent’anni di carriera da giocatore… poche soddisfazioni. Ottime prestazioni, tanti gol e assist, certo, ma in quanto a trofei, bacheca quasi vuota: se si esclude una Coppa Spengler nel 2012, ci sono infatti stati “zeru tituli”, come direbbe il profeta di Setúbal. Otto stagioni in panchina e, invece, allori a volontà: due campionati e una Spengler da assistente di Dan Tangnes, una Spengler da head coach. Crediamo si possa dire che il Josh Holden allenatore sia più bravo di quanto non sia stato il Josh Holden giocatore.
«Non si possono fare paragoni - ha specificato proprio il 48enne - In un caso sei un ingranaggio, fai parte di un gruppo, nell’altro decidi tutto ma non puoi incidere in pista».
Sul ghiaccio, Josh ha avuto le sue prime opportunità in NHL: dodicesima scelta al primo giro del 1996…
«Diciamo che alla NHL sono andato vicino. Ma all’epoca non ero pronto. Ero un giocatore immaturo e quando poi sono migliorato non ho avuto più chance. Non essere riuscito a farmi spazio in Nord America non mi ha in ogni caso lasciato alcun rammarico».
Le porte della Lega più importante e ricca del mondo potrebbero aprirsi per il coach Holden.
«Non sono interessato a una carriera di là dall’oceano, devo essere sincero. In NHL si gioca tantissimo, troppo per i miei gusti, e questo impedisce di allenarsi quanto invece si dovrebbe. Preferisco questo hockey, quello europeo. È più strutturato e penso di poter fare un lavoro migliore».
Eri un giocatore duro. Ora che sei in panchina ai tuoi ragazzi chiedi di fare lo stesso?
«Sì, certo. Assolutamente duri, anche se magari non tanto pazzi quanto ero. Dobbiamo giocare così se vogliamo pensare vincere le partite».
In pista scaricavi l’adrenalina andando sopra le righe. In panchina?
«È tutto più difficile e, in più, non posso nemmeno farlo liberamente. Mi piacerebbe celebrare ogni gol o esplodere per una brutta decisione o un evento negativo, ma devo rimanere concentrato. E, in più, devo dare il buon esempio e trasmettere la massima serenità ai giocatori».
Hai tre figlie, è più difficile gestire loro o lo spogliatoio?
«È diverso. Lo spogliatoio è impegnativo. Le mie figlie... beh con loro non ho mai l’ultima parola. E sicuramente non ho mai ragione».
Il titolo sarà un affare tra voi e il Friborgo. Quel Friborgo nel quale hai giocato e tra il 2005 e il 2007. Insieme a un giovanissimo Julien Sprunger. L’attaccante 40enne si ritirerà dopo la finale, potresti fargli un regalo…
«No, non credo. Ha avuto una grande carriera e forse un regalo lo meriterebbe anche. Ma non adesso, forse dopo la serie. Ma sono certo che se poneste questa domanda a lui ricevereste una risposta molto simile. Magari è disposto a farmi un regalo, ma solo dopo la finale».








