Keystone (archivio)
PEORIA
15.12.2020 - 08:310
Aggiornamento : 21:05

«Abbiamo perso molte piccole-medie imprese nella nostra zona. Speriamo la situazione migliori»

Jean-Guy Trudel in visita alla nuova Valascia? «Un giorno verrò».

Su Hnat scherza: «Avrei preferito lavorasse per l'Ambrì...».

PEORIA - Anche in America la situazione legata alla pandemia sta mettendo a dura prova l'intero sistema sanitario, economico e sociale. E come in ogni angolo del mondo pure lo sport sta cercando di sopravvivere, in attesa che il sereno possa tornare al più presto. Tra chi sta attendendo il sole, dopo settimane di dense nubi, c'è l'idolo della Valascia Jean-Guy Trudel. La sua squadra, i Peoria Rivermen (SPHL), non scenderà sul ghiaccio per l'intero campionato 2020-21. Una "botta" che rischia di mettere in pericolo pure l'esistenza della squadra allenata dal canadese.

«La situazione generale è molto complicata in America. Il mio Pro Team non giocherà nella stagione 2020-21, così come altre squadre professionistiche minori. Ogni stato ha leggi Covid diverse, quindi è molto complicato scendere sul ghiaccio. Pure l'hockey giovanile, di cui sono il direttore qui a Peoria, è attualmente fermo. Speriamo che tutto questo possa cambiare in fretta...». 

La crisi mondiale con cui stiamo facendo i conti sta lasciando strascichi devastanti...
«Esattamente. Abbiamo perso molte piccole/medie imprese nella nostra zona. È molto triste. Al momento sono fortunato a ricevere ancora uno stipendio, ma nel caso questa crisi mettesse a repentaglio anche la nostra organizzazione sarei costretto a cercare altro. Lo stato dell'Illinois è molto restrittivo in merito al coronavirus, quindi anche Peoria sta lottando a denti stretti».

Tra qualche mese ad Ambrì si inaugurerà la nuova pista, quando verrai a visitarla?
«Mi piacerebbe tanto. Sfortunatamente in vista del prossimo anno ci sono tante incertezze, sia hockeistiche che familiari. Ma spero davvero un giorno di poter venire a visitare la nuova casa dell'Ambrì, così da poter incontrare di nuovo i tanti amici che ho lasciato in Ticino».

La Valascia, al pari delle altre strutture elvetiche, ora è praticamente deserta. Uno scenario quasi inimmaginabile...
«Era bellissimo scendere sul ghiaccio ogni giorno sapendo che i nostri fan sarebbero stati rumorosi e avrebbero cantato a squarciagola. Volevo rappresentare la squadra al meglio, in modo che i miei compagni e i miei tifosi fossero orgogliosi di noi. Non riesco a immaginare una Valascia vuota. Penso che molti club stiano iniziando a rendersi conto che senza sostenitori l'hockey non è nulla. Mi mancano tutti e spero di tornare presto».

In Leventina con Hnat Domenichelli hai realizzato un sacco di gol e vissuto emozioni forti. Che effetto ti fa sapere che ora lavora per il Lugano?
«Non ci sentiamo regolarmente, ma resterà sempre un mio caro amico. Sono davvero felice per lui, è un grande onore essere un direttore sportivo di una squadra NLA e so quanto sia professionale e serio. Ovviamente vorrei che lavorasse per Ambrì (ride, ndr), ma so che entrambe le squadre hanno due ottimi direttori sportivi ed è fantastico per la rivalità ticinese».

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