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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
03.03.2021 - 08:000
Aggiornamento : 19:43

«Romelu gigante con i nani e nano con i giganti»

Arno Rossini: «L’Inter vincerà lo scudetto, in Europa però...».

«Il belga è perfetto per il gioco di Conte».

MILANO - Segna praticamente sempre, distribuisce assist, in certi frangenti è immarcabile, è l’anima di un gruppo che sta dominando in Italia… Romelu Lukaku sta completando una stagione vicina alla perfezione. Eppure non riesce a raccogliere pareri unanimi. I complimenti si sprecano, è vero; anche in quanto a critiche però…

Due tra i più spietati detrattori del belga sono Cassano e Di Canio, ex calciatori dalla testa ballerina ma anche dal talento sopraffino. Ex calciatori ben in grado di riconoscere la qualità, quando se la trovano di fronte. E nel gigante dell’Inter, Antonio da Bari («Ha due merluzzi al posto dei piedi») e Paolo da Roma («Non è mai decisivo») non ne vedono per nulla. 

«Lukaku è un calciatore adatto per Antonio Conte - ha spiegato Arno Rossini - è un calciatore adatto per il contropiede. Come sostiene Di Canio, è perfetto per le squadre “corte” che giocano attendendo l’avversaria. Questo perché, quando parte in progressione, gli avversari non si fidano di attaccarlo nell'uno contro uno e si limitano ad accompagnarlo. Ma anche così è finita, perché Romelu è talmente veloce e forte fisicamente, sa coprire talmente bene la palla, che guadagna un vantaggio decisivo. E diventa devastante».

Quindi le critiche sono gratuite?
«No, hanno assolutamente senso. Pensate a Lukaku in una squadra che non gioca solo in contropiede. Cassano dice che tecnicamente non è eccelso? Ha ragione. Nel breve e nell’uno contro uno non è eccezionale. E poi, guardate come calcia la palla con il sinistro: in certi casi è un po’ goffo. Non è pulito».

È dunque un campione o un giocatore normale?
«È un trascinatore perfetto per l’Inter. È anzi imprescindibile per l’Inter».

Un’Inter vincente. Lo scudetto, a questo punto, sembra più difficile perderlo che vincerlo.
«E questo "spiega" alla perfezione Romelu: in Italia domina, in Champions League, dove il livello è più alto, non lascia il segno, non è determinante. Quando ti confronti con difensori che fisicamente ti concedono qualcosa o non sono veloci come te, è più facile dominare. Immaginatevi però Lukaku contro un Boateng, un Van Dijk. Lo affronterebbero subito, non subirebbero la sua forza né la sua velocità…»

Non sarebbe gigante.
«Lui è gigante in Italia. È gigante con i nani e nano con i giganti».

È per questo che in Europa i nerazzurri non hanno sfondato?
«Non per colpa di Lukaku. No di certo. Lui potrebbe essere usato come arma tattica. Sarebbe perfetto. È l’idea di gioco di Conte che non funziona. Il mister chiede ai suoi di stare cortissimi, di proteggere Handanovic e poi, sfruttando le invenzioni di Brozovic, Eriksen e Barella, che per me è il miglior centrocampista italiano, di ripartire in contropiede. Difesa e contropiede. Così, appena passa in vantaggio, la Beneamata diventa devastante». 

Ma le cosiddette piccole potrebbero “aspettare” i nerazzurri…
«Vero, ma con tutta quella qualità un gol, Lukaku e soci, in Serie A lo trovano comunque. In Europa però è diverso. Con il belga controllabile, il "difesa e contropiede" non ti porta lontano. Va bene - forse - per i gironi. Per gli ottavi… non di più».

Avesse passato il turno, l’Inter avrebbe sofferto?
«Ne sono convintissimo. Sia che gli fosse toccato un avversario come il City, capace di segnare anche contro un rivale schierato, sia che avesse dovuto affrontare un team di seconda fascia tipo il Porto. Se non hai un gioco propositivo e la squadra che hai di fronte non subisce i tuoi muscoli e si difende bene, tutto diventa più difficile. E poi, in Italia l’Inter può commettere errori e scamparla, in Europa ti puniscono subito».

Inter-nazionale, dunque.
«Non mi piace come gioca, non mi diverte. Ma contano i punti. E questi danno ragione a Conte, che infatti in quanto a campionati vinti ha una lunga collezione. Poi se guardi il Liverpool, il Bayern Monaco, il già citato Manchester City, ma anche il Napoli di Sarri… la filosofia è diversa. Non per forza più efficace».

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