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PRO LEAGUECoronavirus & Belgio: «Seguo sempre da lontano il mio Ticino»

06.04.20 - 07:56
Danijel Milicevic ha anche parlato della stagione: «Assegnare il campionato al Bruges? È stata una sorpresa»
Keystone, archivio
Coronavirus & Belgio: «Seguo sempre da lontano il mio Ticino»
Danijel Milicevic ha anche parlato della stagione: «Assegnare il campionato al Bruges? È stata una sorpresa»

Negli scorsi giorni in Belgio è stato emesso un verdetto importante. Il consiglio di Amministrazione della Pro League ha infatti deciso all'unanimità di concludere il campionato di calcio e di assegnare il titolo in base alla classifica attuale, premiando così il Bruges.

Ricordiamo che la formazione allenata da Clement era in vetta con 15 lunghezze di vantaggio sul Gent, secondo, a un turno dal termine e con il girone dei playoff - dove vengono dimezzati i punti e dove si giocano in totale dieci partite - ancora da disputare. «Anche se penso che il Bruges avrebbe vinto in ogni caso, non credevo decidessero così in fretta. Per me è stata una sorpresa e ho visto che lo è stata anche per il presidente della FIFA Gianni Infantino», ha analizzato il centrocampista ticinese dell'Eupen Danijel Milicevic. «Il vero problema è che non si sa fino a quando lo sport resterà fermo e, data la cifra d'affari che esiste nel calcio, non sarà per niente semplice trovare delle soluzioni».

Per affrontare l'emergenza legata al coronavirus, il 34enne nativo di Bellinzona ha deciso di rimanere in Belgio. «La mia idea era quella di tornare in Ticino, ma la situazione è diventata rapidamente critica, soprattutto in Lombardia, e non sapendo effettivamente se potevo rientrare - con le frontiere che stavano chiudendo ovunque - ho deciso di restare. In ogni caso seguo costantemente su internet le informazioni provenienti dal mio Cantone e sono sempre in contatto con famigliari e amici, per capire come si evolve la situazione. Un po' di preoccupazione ovviamente c'è».

E in Ticino vivono anche i tuoi genitori... «Loro sono attualmente in Bosnia. Erano partiti per una vacanza e nel momento in cui si trovavano lì, la situazione in Lombardia si è aggravata, per cui hanno preferito non mettersi più in viaggio. Per loro si tratta sicuramente di un vantaggio, poiché nei Balcani la questione coronavirus è molto più tranquilla rispetto al Ticino: il paese in cui soggiornano è piccolo e i contagi sono davvero pochi».

Come si vive in Belgio? «Tutta la popolazione sta rispettando le regole poiché ha capito la gravità della situazione. Quando i belgi hanno visto cosa stava succedendo soprattutto in Italia, hanno immediatamente adottato le misure adeguate chiudendo bar, ristoranti e scuole, contenendo parzialmente il virus. Le vacanze di carnevale però, dove molta gente è andata a sciare in Italia o in Francia, hanno permesso al Covid-19 di espandersi anche in Belgio, soprattutto a Bruxelles».

E tu come te la passi? «Ormai sono chiuso in casa come tutti da alcune settimane. Cerco comunque di mantenere una forma fisica decente e mi sono reso conto di non essermi mai allenato così tanto in vita mia. Esco soltanto per fare la spesa e per correre ogni tanto in un bosco qui vicino dove non va mai nessuno. Altrimenti sono un buon amante dei film e in questo periodo mi sto facendo una scorpacciata di classici. Sto inoltre leggendo dei libri che potranno tornarmi utili in futuro sulla leadership, sulla psicologia umana e sul mestiere dell'allenatore. Il coach moderno deve infatti essere prima di tutto uno psicologo e lo spiega bene anche Carlo Ancelotti nel suo volume per esempio».

Ti vedremo quindi in panchina fra qualche anno? «Non voglio dire che è presto, ma è sicuramente una delle opzioni che ho in testa per il mio futuro e - visto che il mondo è attualmente fermo - ne approfitto per leggere qualcosa di interessante».

Milicevic è arrivato in Belgio nel 2009, più di undici anni fa, e in tutto questo tempo ha difeso i colori di Eupen (2008/2011), Charleroi (2011/2014), Gent (2014/2018) - con cui ha vinto un campionato e ha giocato in Champions League, segnando anche tre reti (due al Lione e una allo Zenith) - e di nuovo Eupen (dal 2018). «In Belgio sono cresciuto e mi sono consacrato come calciatore. Mi sono sempre trovato molto bene qui e nel 2018 sono anche tornato nella città che mi aveva accolto all'inizio di questa avventura, per aiutare la squadra con l'esperienza accumulata negli anni. L'obiettivo principale della società è quello di salvarsi e quest'anno ci siamo resi protagonisti di una buona stagione. Sono soddisfatto e fiducioso in vista del futuro prossimo, visto che il club nutre grandi ambizioni».

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