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CICLISMO

2 gennaio 1960, addio al Campionissimo

Cinquantadue anni fa moriva, appena quarantunenne, Fausto Coppi
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2 gennaio 1960, addio al Campionissimo
Cinquantadue anni fa moriva, appena quarantunenne, Fausto Coppi
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TORTONA (Italia) – A quarantuno anni oggi si è considerati, esagerando, ancora giovani. Tutto si è spostato in là nel tempo. Si esce di casa dopo. Ci si sposa più tardi. Si hanno figli da maturi. L’entr...

TORTONA (Italia) – A quarantuno anni oggi si è considerati, esagerando, ancora giovani. Tutto si è spostato in là nel tempo. Si esce di casa dopo. Ci si sposa più tardi. Si hanno figli da maturi. L’entrata negli “anta” non porta dunque, come accadeva per i nostri padri o nonni, a fare i primi conti, a tirare le prime somme. È piuttosto l’inizio di qualcosa.

Per Fausto Coppi, il Campionissimo per tutti, è stata la fine. Il 2 gennaio 1960, ad appena 41 anni, il ciclista piemontese, di ritorno da una corsa nell’Alto Volta, l’attuale Burkina Faso, in compagnia di ciclisti del calibro di Jacques Anquetil e Raphaël Gèminiani è stroncato dalla malaria. Una diagnosi sbagliata e la proverbiale testardaggine dei medici (Gèminiani, curato in Francia, si salvò) porto l’eroe del romantico ciclismo del dopoguerra a una prematura scomparsa.

Si concluse la vita e s’accese il mito. Le sue gesta, insieme con quelle dell’altro grande, Gino Bartali, divennero addirittura epocali, leggendarie, eroiche. Quelle di Mondiali (Lugano, nel 1953, nel video), Giri d’Italia (5), Tour de France (2), Milano-Sanremo (3), Parigi-Roubaix (1) e Lombardia (5) sono solo alcune delle sue vittorie più prestigiose. Coppi fu in ogni caso anche un personaggio controverso, uno dei primi a separarsi dalla moglie e a rendere pubbliche le proprie storie extraconiugali. La sua amante storica, Giulia Occhini, la “Dama Bianca”, si separò dal marito per stargli accanto e divenne ufficialmente sua moglie dopo un matrimonio in Messico (mai riconosciuto in Italia).

Succedeva anche questo in anni in cui la speranza e la fiducia nel futuro erano, dopo i disastri delle guerre, ai massimi storici. Tutto pareva inarrestabile e destinato a durare in eterno. Tutto tranne la vita di un uomo gentile, finita a causa di un insieme di fatalità e di un male contratto per caso e curato nel modo sbagliato.

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