200 fr. NON bastano !

Simonetta Biaggio-Simona, archeologa
I promotori dell’iniziativa ”200 fr. bastano !” non la raccontano giusta. Vogliono far credere che il taglio drastico del canone (in pratica il dimezzamento) non inciderà più di quel tanto sulla diffusione regionale e sui programmi della radiotelevisione. Le loro affermazioni si basano in gran parte su slogan contro i troppi impieghi alla RSI, troppe spese inutili, troppi sprechi, troppe trasferte degli operatori, e via dicendo. Quindi riducendo il canone si toglie il “superfluo” e il resto sarà mantenuto più o meno invariato senza grandi danni. Il paragone con i media privati locali dimostrerebbe, secondo loro, che si può fare bene con molti meno soldi. Questo non è vero ed è ingannevole.
I detrattori dei media del servizio pubblico se ne guardano bene di citare le cifre oggettive in relazione all’offerta delle cinque unità aziendali dislocate nelle quattro regioni linguistiche e in quattro lingue, con una diffusione capillare anche nelle regioni periferiche, come per esempio nella Svizzera italiana e nei Grigioni. In realtà, cifre alla mano, il dimezzamento del canone implicherebbe per forza di cose la centralizzazione della produzione, probabilmente in un unico sito, e la riduzione dei programmi; ciò penalizzerebbe in modo grave proprio le regioni periferiche e le minoranze linguistiche. Per noi è fondamentale avere una radiotelevisione in Ticino (non a Zurigo o a Berna) che documenti, faccia conoscere e valorizzi gli eventi del territorio, la realtà culturale, economica, politica e sociale della Svizzera italiana, che dia il giusto rilievo anche alle produzioni locali di qualità. Si pensi ad esempio alle ricadute virtuose della collaborazione fra la RSI e il Festival del film di Locarno, l’Orchestra della Svizzera Italiana, le produzioni cinematografiche e audiovisive, il teatro (compreso quello dialettale), gli archivi audiovisivi. Nel contempo la RSI assicura l’indispensabile collegamento con le altre regioni della Svizzera a pari dignità e con la stessa qualità. Ciò non può essere sostituito da media privati che sono troppo piccoli o, nel caso delle grandi piattaforme informative, per loro stessa natura sono interessate alle quote di mercato più redditizie e non alle piccole realtà.
Chi vuole “cambiare la struttura del panorama mediatico” (parole testuali di Paolo Pamini, e questa è la vera finalità dell’iniziativa) smantellando la SSR/RSI per favorire i media privati non difende gli interessi della Svizzera italiana né della Svizzera in generale.
Votiamo NO a questa iniziativa ingannevole e autolesionista.
Simonetta Biaggio-Simona, archeologa



