Cosa ci dirà Davos 2026 sul futuro dell’Europa

Christian Tresoldi
Il World Economic Forum di Davos 2026 si appresta a essere uno degli appuntamenti più rilevanti per comprendere le direttrici economiche e geopolitiche che segneranno il futuro dell’Europa nei prossimi mesi. Più che una semplice conferenza internazionale, Davos rappresenta ogni anno un termometro delle priorità globali e delle trasformazioni in atto nei sistemi produttivi tecnologici ed energetici. Tra i temi che saranno al centro del dibattito vi sarà con ogni probabilità il superamento di un modello di crescita fondato quasi esclusivamente su servizi finanziari e commercio globale. Sempre più attenzione verrà dedicata alla necessità di rafforzare catene del valore resilienti, capacità produttiva avanzata e controllo delle tecnologie critiche, in un contesto internazionale caratterizzato da competizione strategica e instabilità geopolitica. In questo quadro, l’Europa sarà chiamata a interrogarsi sul ruolo di una politica industriale coordinata, in grado di sostenere i settori strategici, attrarre investimenti produttivi e ridurre la dipendenza da filiere esterne. Uno dei dossier centrali di Davos 2026 sarà con tutta probabilità quello dell’Intelligenza Artificiale, sempre meno considerata una semplice innovazione tecnologica e sempre più una vera infrastruttura economica. Si discuterà di AI industriale, automazione dei processi produttivi, applicazioni nei servizi pubblici e sicurezza informatica, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra sviluppo tecnologico, regolazione efficace e tutela della competitività europea in un mercato globale dominato da grandi player extraeuropei. Altro tema destinato a occupare un ruolo centrale sarà quello energetico. La transizione ecologica verrà affrontata non solo in termini ambientali, ma come processo industriale complesso che richiede investimenti nelle reti diversificazione delle fonti, sviluppo di sistemi di accumulo e valutazioni realistiche sulle tecnologie disponibili, incluso il nucleare di nuova generazione. Il nodo fondamentale sarà rendere la transizione compatibile con la competitività economica e la stabilità sociale dei Paesi europei. Accanto a questi temi strutturali, Davos 2026 non potrà prescindere dal contesto geopolitico segnato dal conflitto in Ucraina, che continua a influenzare in modo significativo i mercati finanziari, le politiche monetarie e le strategie industriali europee. La guerra ha accelerato la frammentazione degli scambi globali, rafforzato il ruolo della difesa come settore economico strategico e reso evidente quanto sicurezza energia ed economia siano oggi indissolubilmente legate. Sul piano finanziario, il conflitto ha contribuito a ridefinire i flussi di capitale, favorendo investimenti in infrastrutture critiche, energia cybersecurity e difesa, mentre le banche centrali restano chiamate a gestire un equilibrio delicato tra controllo dell’inflazione, crescita e stabilità dei mercati. In questo contesto, la Svizzera si presenterà a Davos con un profilo particolarmente interessante, grazie alla sua stabilità istituzionale al sistema finanziario solido e alla qualità della ricerca. Per territori come il Ticino e per una città come Lugano l’evento rappresenta un’occasione per riflettere su come posizionarsi nei nuovi flussi di innovazione, finanza legata all’economia reale e imprenditoria tecnologica qualificata, a condizione di dotarsi di una visione chiara di sviluppo territoriale e di politiche favorevoli agli investimenti. Davos 2026 non offrirà soluzioni preconfezionate ma indicazioni strategiche fondamentali. Il futuro dell’Europa dipenderà dalla capacità di integrare industria, tecnologia, energia, finanza e sicurezza in una visione coerente. E per chi governa territori e città, la vera sfida sarà trasformare queste indicazioni in scelte concrete e durature.



