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Guerra contro l’Iran: la Svizzera si piega all’UE e sanziona ...l’aggredito!

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Guerra contro l’Iran: la Svizzera si piega all’UE e sanziona ...l’aggredito!
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BELLINZONA - Il Partito Comunista prende atto con preoccupazione e sdegno della decisione del Consiglio federale peggiore di sempre di adottare le sanzioni dell’Unione Europea contro la Repubblica Islamica dell’Iran. In pratica qui, a differenza che nella crisi ucraina, si sanziona ...l’aggredito! Questa decisione, incompatibile con la nostra politica di neutralità e ipocrita rispetto all’aggressione imperialista dell’asse Washington-Tel-Aviv (Giaffa), segue a una lunga serie di tentennamenti politici di stampo opportunista come il rifiuto dell’applicazione della formula di neutralità nel quadro della guerra all’Iran perché “prematura” (come ha dichiarato il consigliere federale Parmelin che evidentemente vuole essere di parte quando si spara e neutrale quando va tutto bene) e l’ambivalenza nella condanna sia a USA/Israele per l’attacco illegale, sia all’Iran perché ...si difende.

L’Iran, per la seconda volta, è stato platealmente attaccato dalla coalizione sionista genocidaria proprio nel bel mezzo dei negoziati che avrebbero dovuto permettere alle varie parti di trovare un modus vivendi comune. È inutile stracciarsi le vesti per i missili di risposta dell’Iran: il paese non fa che difendersi, nel rispetto della carta delle Nazioni Unite, colpendo tutta una serie di basi militari sparse per mezza Asia occidentale, da sempre strumenti e simbolo dell’espansionismo atlantico e principale fonte di insicurezza e di destabilizzazione.Tutto questo moralismo a geometria variabile, poi, è tanto più palese se consideriamo il silenzio svizzero di fronte al genocidio del coraggioso popolo palestinese perpetrato dall’Entità sionista.

Piuttosto che sanzionare il governo iraniano, colpendo così a nostra volta una popolazione civile già provata dalle incessanti aggressioni esterne, il Consiglio federale dovrebbe proclamare senza indugi l’applicazione della neutralità integrale: la Svizzera può mettere a disposizione la sua expertise diplomatica e i suoi buoni uffici per fungere da ponte tra le parti, al fine di giungere quanto prima ad un cessate il fuoco e alla pace.

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