Giovani docenti nel limbo: il sindacato VPOD rilancia la mobilitazione

Zeno Casella, co-presidente VPOD docenti
Zeno Casella, co-presidente VPOD docenti
La testimonianza anonima apparsa ieri sul portale Ticinonline interroga e sollecita una riflessione. Il disagio espresso nella lettera è purtroppo ben noto a chi scrive: da giovane docente ho infatti provato sulla mia pelle la preoccupazione della disoccupazione post-abilitazione, mentre da militante sindacale ho partecipato in prima persona alla mobilitazione che lo scorso anno ha portato alla luce le problematiche dei neoabilitati.
Comprendo e condivido dunque la frustrazione di chi ha scritto che «non si può continuare a dire ai giovani di studiare, di specializzarsi, di credere nel merito, se poi il sistema non è in grado di accoglierli».
Da tempo ormai il sindacato VPOD sollecita il Dipartimento e la politica a intervenire per ridurre il precariato dei giovani docenti: lo ha fatto, ad esempio, patrocinando i supplenti a cui di punto in bianco è stata negato l’ottenimento di un incarico stabile.
Lo scorso anno, il caso dei 13 docenti di italiano rimasti esclusi dai concorsi aveva poi animato una stagione di forte mobilitazione sindacale: alcune partecipate assemblee avevano rivendicato garanzie di chiare prospettive occupazionali per i neoabilitati, una maggiore trasparenza dei concorsi, nonché una più ampia riforma del sistema di abilitazione. Queste richieste erano in seguito state raccolte in una petizione rivolta al Governo che aveva raccolto oltre 2’200 firme.
Tale mobilitazione aveva fin da subito prodotto dei primi frutti: negli incontri con la direzione del DECS erano stati infatti assicurati un rafforzamento dell’Osservatorio docenti, la preferenza agli abilitati per ore e supplenze, alcuni primi progressi sulla trasparenza e la disponibilità ad analizzare dei correttivi del sistema formativo. Più di recente, il sindacato VPOD è tornato alla carica rivendicando l’estensione della validità degli esami sostenuti nell’ambito dei concorsi scolastici.
Ad animare la mobilitazione dello scorso anno era stata la consapevolezza che la qualità della scuola dipende in larga misura dalla motivazione e dall’impegno dei docenti. Privarli di prospettive, illuderli di trovare sbocchi dopo impegnativi percorsi formativi, far perdere loro la fiducia nell’equità e nella trasparenza del sistema è proprio ciò che serve per intaccare questa motivazione. Come ha scritto l’autrice della lettera, è una questione strutturale: «è il segnale di un sistema che non funziona più e che rischia di spegnere non solo le nostre ambizioni, ma anche la fiducia nei prossimi che intraprenderanno questo tipo percorso».
I primi risultati ottenuti sono ancora insufficienti, ma hanno dimostrato la forza dell’azione collettiva: il sindacato è stato capace di ascoltare, raccogliere, organizzare e tradurre in iniziative concrete le necessità della nostra categoria. Per riuscire a ottenere cambiamenti soddisfacenti e duraturi è però necessario non mollare la presa: dobbiamo continuare a organizzarci, a mobilitarci e a far sentire la nostra voce.
A questo scopo, colgo l’occasione per anticipare che un’assemblea pubblica su questo tema avrà luogo il prossimo 13 maggio alle ore 18.30 (i dettagli seguiranno): auspico che la collega autrice della lettera, e le molte altre persone che condividono i suoi sentimenti, possano partecipare e contribuire al successo di questa lotta.
Zeno Casella, co-presidente VPOD docenti




