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«Da quando ho smesso di giocare non vado più allo stadio»

Michele Maggetti, ex calciatore di tutte le principali squadre del nostro Cantone, si racconta: «Il calcio non mi manca, alcune esperienze mi hanno segnato»
TiPress, archivio
«Da quando ho smesso di giocare non vado più allo stadio»
Michele Maggetti, ex calciatore di tutte le principali squadre del nostro Cantone, si racconta: «Il calcio non mi manca, alcune esperienze mi hanno segnato»
In carriera Maggetti ha ottenuto la promozione in Super League nel 2008 con il Vaduz, vincendo tre Coppe del Liechtenstein. Con la maglia del Lugano ha invece soltanto sfiorato la "salita" in Super League, perdendo gli spareggi contro Lucerna (2009) e Bellinzona (2010).
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LOCARNO - C’è stato un tempo in cui i ritmi di Michele Maggetti erano dettati esclusivamente dagli allenamenti e dal fischio d’inizio di una partita. Centrocampista d’ordine, leader silenzioso e capitano del Vaduz che ottenne la promozione nel 2008, Maggetti è stato per anni un volto familiare del calcio ticinese. Oggi, però, quel mondo sembra appartenere a un’altra vita. «Ho staccato completamente», ha ammesso con la serenità di chi ha saputo chiudere un capitolo, scoprendo che oltre i novanta minuti esiste anche molto altro nella vita.

Un taglio netto con il passato

«Sono passati una decina d’anni da quando ho appeso gli scarpini al chiodo», ci ha raccontato il 45enne. «Da quel momento ho voltato pagina: oggi il calcio non mi manca e non fa più parte della mia quotidianità. È stato un percorso bellissimo, che mi ha regalato gioie immense ma anche qualche delusione». Il distacco di Maggetti è radicale, quasi sorprendente per chi ha vissuto di pane e pallone: «Vi dico la verità: dal 2016 non sono mai più tornato allo stadio. Seguo i risultati del Lugano solo perché in panchina c’è Mattia Croci-Torti e in società c’era Carlos Da Silva, due miei ex compagni, ma nulla di più».

Il calcio di oggi, d’altronde, fatica a scaldargli il cuore: «Io appartengo a quel calcio "vecchio stile", dove si giocava due volte di seguito contro lo stesso avversario e, se vincevi entrambe le partite, ottenevi punti supplementari. Un calcio d’altri tempi...». Anche davanti alla TV, la passione sembra essersi assopita: «Sono rimasto fedele al buon vecchio Teletext per controllare i risultati. Non guardo le partite, nemmeno la Champions, se non raramente. Faccio un’eccezione solo per i Mondiali e gli Europei».

Dietro questa scelta c’è una motivazione profonda: «Alcune esperienze vissute fuori dal campo mi hanno segnato. Il calcio è un ambiente fantastico per la vita di spogliatoio, ma ha dinamiche che mi sono rimaste indigeste. Episodi specifici mi hanno spinto a chiudere, ma oggi preferisco non parlarne: è acqua passata».

Dal campo ai motori: la nuova vita a Magadino

Chiusa una porta, Maggetti ha scoperto altro... «Sono sempre stato un grande ammiratore di Roger Federer e Stan Wawrinka. Anche per questo ho iniziato a giocare a tennis: uno sport che dipende solo da me, senza le dinamiche di uno spogliatoio». E quando Stan si ritirerà? «È brutto da dire, ma probabilmente smetterò di guardare anche il tennis... (ride, ndr). Purtroppo dietro non vedo grandi ricambi. Per fortuna mi restano lo sci, con le imprese di Odermatt, e l’hockey. Sono un grande tifoso dell’Ambrì».

Oggi la sua quotidianità professionale sono i... motori. Maggetti è infatti il responsabile della pista di go-kart di Locarno-Magadino: «È un’opportunità arrivata per caso, ma che oggi mi impegna a tempo pieno. Il mondo del kart è una realtà affascinante e un trampolino di lancio fondamentale: tutti i grandi della Formula 1 sono infatti passati dai kart».

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Il Vaduz e il giovane Sommer

Voltandosi indietro, i ricordi più intensi portano al Principato: «A Vaduz nel 2008 ottenemmo la prima, storica promozione in Super League. Io ero il capitano. Si percepiva che non tutti in Svizzera fossero felici di vedere una squadra del Liechtenstein nel massimo campionato, togliendo il posto a una compagine elvetica. Eravamo un po’ gli "indesiderati", anche se sul campo nessuno ci ha mai messo il bastone fra le ruote». Una piazza professionale, ma forse un po’ fredda: «Ricordo che dopo la vittoria decisiva per la promozione ottenuta Chiasso, ci aspettavamo grandi festeggiamenti al ritorno. Invece, a Vaduz, ad attenderci c’erano davvero poche persone».

In quel Vaduz, però, stava nascendo una stella: Yann Sommer. «Arrivò dal Basilea insieme all'allenatore Heinz Hermann. Inizialmente eravamo scettici: schierare un portiere così giovane per puntare alla Super League ci sembrava un azzardo. Ma ci è bastato il primo allenamento per ricrederci tutti, Yann era già bravissimo».

Una questione di cuore

Nonostante abbia vestito le maglie di Bellinzona, Lugano, Chiasso e Locarno, se gli si chiede quale sia il suo club del cuore, Maggetti non ha dubbi: «Essendo cresciuto a Losone, dico il Bellinzona. È una questione di radici e di sentimenti che risalgono all'infanzia. Ma questo non toglie nulla ai bellissimi ricordi che conservo di tutte le altre piazze ticinesi in cui ho avuto l'onore di giocare».

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