Cure a domicilio, palla in tribuna

Il Gran Consiglio ha respinto la richiesta d'urgenza sull'iniziativa che chiedeva di stralciare la partecipazione ai costi da parte dei pazienti
BELLINZONA - «Palla in tribuna», prendendo in prestito le parole del deputato Fabrizio Sirica. Il Gran Consiglio ha infatti respinto questo pomeriggio la richiesta d'urgenza — 41 i voti a favore e 38 i contrari, ma serviva la maggioranza di due terzi — nei confronti dell'iniziativa parlamentare presentata dal capogruppo socialista Ivo Durisch (e co-firmatari) che chiede lo stralcio della partecipazione ai costi da parte degli utenti delle prestazioni di cura.
Un sostanzioso antipasto di quello che sarà il dibattito, nel merito della misura, è tuttavia già andato in scena anche nella lunga discussione che ha preceduto il voto sull'urgenza. Contro la discussa misura, inclusa nel Preventivo 2026 ed entrata in vigore lo scorso 1° aprile, sono state raccolte, lo ricordiamo, oltre 20mila firme in una manciata di giorni.
«Votare l'urgenza vuol dire anche votare "no" a una certa modalità di comunicazione a questo Gran Consiglio», ha affermato in apertura nel suo "appello" al plenum il capogruppo PS, aggiungendo che «se il governo vorrà riproporla, lo faccia con dati trasparenti e un vero dibattito parlamentare, non attraverso un regolamento, non si governano i costi della sanità, facendo pagare i più fragili». Una misura, ha sottolineato il deputato Fabrizio Sirica, «nascosta nel Preventivo».
«C'è un'urgenza, quella di dare risposta a 20mila firme», ha rincarato sempre da sinistra dell'emiciclo, Maurizio Canetta, richiamando tutti a «non nascondervi dietro al tecnicismo dell'urgenza». «È troppo comodo lavarsene le mani e chi di fronte al bisogno è messo di fronte a una scelta che può avere dei risvolti drammatici». Durissimo contro la misura anche Marco Noi che ha parlato di «schizofrenia». E ancora più tranchant e diretto è stato Matteo Pronzini: «Si è fatta una cazzata», ha sintetizzato il deputato dell'MpS.
Tra i favorevoli all'urgenza, anche la Lega dei Ticinesi. «Ha davvero senso concentrare gli sforzi di risparmio su un settore che rappresenta meno del 5% della spesa complessiva? Lo spitex svolge un ruolo essenziale. Penalizzarlo rischia di essere non solo ingiusto ma anche controproducente» e «se davvero vogliamo intervenire sui costi allora dobbiamo avere il coraggio di andare dove questi pesano davvero», ha affermato Andrea Sanvido, confermando il sostegno del gruppo a discutere subito l'iniziativa.
No all'urgenza, ma senza chiudere la porta
A opporsi alla richiesta d'urgenza sono stati, principalmente, i gruppi di PLR, del Centro e dell'UDC. Alain Bühler ne ha fatta una questione di metodo e non di merito sui contenuti della misura. «Prima i dati e poi le decisioni», ha affermato, lasciando la porta aperta a ridiscutere i contenuti solo quando ci saranno «dati oggettivi» in mano. Ma sottoscrivendo le critiche già rivolte da parte dell'iniziativista alle modalità di comunicazione del Governo che, ha sottolineato il capogruppo democentrista, «dovrà comunque rispondere». E sulla spinta, con le migliaia di firme prima e le centinaia di presenze in piazza sabato scorso, si è espresso in un secondo momento il collega Sergio Morisoli: «Siamo un parlamento, con delle regole e dei tempi. La piazza ne ha altre».
Un passo oltre, nel merito della misura, lo ha fatto Maurizio Agustoni. «Abrogare una base legale oggi, che è ciò che l'urgenza implica, solo perché non ci piace non è un modo ordinato di procedere», ha affermato il capogruppo del Centro, ricordando poi che, in sede di esame del Preventivo, la Gestione aveva la possibilità di svolgere i dovuti approfondimenti sulla misura. Al pari di alcuni emendamenti che erano stati respinti.
E la porta aperta a ridiscutere la misura è stata lasciata anche dal gruppo liberale radicale. «Il nostro gruppo è contrario al voto d’urgenza. Non perché non si voglia discutere questa partecipazione ai costi ma perché mi pare percepire che le sensibilità non sono univoche», ha detto Matteo Quadranti. E quindi «è corretto che un'iniziativa di questo tipo torni in una Commissione dove si possano esaminare aspetti e sensibilità».
«La misura? Non è bella ma è stata costruita con attenzione»
A difesa della misura, chiaramente, si è espresso il consigliere di Stato Raffele De Rosa, spiegando «non nasce da un capriccio» e «non è una decisione presa alla leggera», ma «nasce da un lavoro condivisa».
Il direttore del DSS non ha poi risparmiato un richiamo al legislativo. «Gridare oggi allo scandalo, diversi mesi dopo la decisione di questo Parlamento, rischia di essere un po' troppo comodo. Chi si cura non ha colpa. Ma un sistema collettivo può reggere solo se la responsabilità è condivisa. Questa misura non è bella, non è popolare. Nessuna vorrebbe annunciarla e nemmeno applicarla implementarla». Ma «è necessario contestualizzarla» ed «è stata costruita con attenzione», perché «sappiamo che ci potranno essere situazioni che andranno corrette». E per questo sarà sottoposta a un doppio monitoraggio.



