Si fanno la pipì addosso, non conoscono i libri e non sanno tenere in mano una matita

Le scuole dell'infanzia si trovano ad affrontare problemi crescenti. L'autonomia di molti bambini sta diminuendo, spiegano due maestre.
BERNA - Uno studio recentemente condotto in Inghilterra sta facendo discutere anche nelle scuole dell’infanzia svizzere. Secondo quanto emerso, circa un terzo dei bambini non conosce i libri, non sa andare in bagno da solo e presenta altre carenze nella vita quotidiana. E anche in Svizzera il quadro risulta simile.
Secondo lo studio, basato su un sondaggio condotto tra 1'000 operatori scolastici, il 37% dei bambini non viene ritenuto «pronto per la scuola». Circa il 26%, al momento dell’ingresso alla scuola dell'infanzia, non sa ancora andare in bagno da solo o indossa ancora il pannolino.
Inoltre, circa il 28% dei bambini non sa mangiare o bere autonomamente. Più della metà degli intervistati vede un possibile collegamento con l’eccessivo tempo trascorso davanti agli schermi da parte sia dei bambini sia dei genitori.
«Sono decisamente meno autonomi» - Anche nel nostro Paese, intanto, si riscontrano le stesse problematiche. «L’obiettivo della scuola dell’infanzia è valorizzare ogni bambino partendo dal suo livello», spiega un'insegnante di scuola dell'infanzia di Thun. Ma ciò sta diventando sempre più difficile, perché le differenze sono sempre più marcate: «Ci sono bambini che non hanno mai tenuto in mano una matita o non sanno vestirsi da soli – e altri che sono già molto autonomi perché hanno frequentato l’asilo nido». È quasi impossibile, dunque, «rispondere alle esigenze di tutti».
«Siamo di fronte a problematiche del tutto nuove», continua. Molti bambini sono decisamente meno autonomi. Alcuni, prima della scuola dell’infanzia, non hanno mai frequentato un parco giochi pubblico e vivono molto isolati. «Crescono spesso senza giocattoli classici, ma con i cellulari».
Negli ultimi cinque anni il rapporto con i dispositivi digitali, in effetti, è cambiato molto: «Circa l’80% dei bambini di cinque-sei anni sa usare bene il cellulare». In ogni classe ci sono però da due a quattro bambini che quasi non conoscono i libri.
Sanno usare il cellulare, ma non conoscono i libri - Intanto alcuni bambini parlano già abbastanza bene l’inglese. «Perché stanno molto su Tiktok e lo imparano da soli», ipotizza. I bambini che usano molto il cellulare hanno spesso una buona comprensione logica, ma sono carenti dal punto di vista emotivo: «Certi passaggi di sviluppo sociale ed emotivo a volte non avvengono».
«Insegnare come una volta», inoltre, «non è più possibile», dice l'insegnante. Molti bambini sono sensibili ai cambiamenti e hanno bisogno di routine precise. «Quando queste mancano, si arriva rapidamente a un crollo emotivo». Questo comporta un notevole impegno aggiuntivo che lei da sola difficilmente riesce a gestire.
«Ho visto bambini provare a fare scrolling con le immagini dei disegni» - Sulla stessa lunghezza d'onda anche un’insegnante di scuola dell’infanzia dell’Oberland zurighese: «Oggi i bambini sono molto più accompagnati dai genitori», afferma. Ci sono molti più cosiddetti "genitori elicottero" che non danno abbastanza fiducia ai figli. Durante la pausa, circa il 90% dei bambini non è in grado di spalmare da solo il proprio panino. E anche i taxi-mamma sono ormai la norma.
Inoltre, sebbene gli adulti siano più presenti, sono spesso mentalmente assenti. Molti genitori sono impegnati con i loro smartphone, un’influenza che si riflette anche sui figli. «Mi è già capitato di vedere bambini che provano a scorrere le immagini dei disegni».
L'insegnante vede come problema centrale la mancata promozione dell’autonomia: «Ci sono sempre più bambini che non sono ancora senza pannolino e si fanno la pipì addosso». Nella sua scuola dell'infanzia, ad ogni modo, non si cambiano i pannolini: in questi casi si contattano i genitori. «È molto spiacevole per il bambino, e vorremmo evitarlo», commenta.
Per l'insegnante, in definitiva, «una sola persona in classe non basta più». Soprattutto all’arrivo dei bambini è spesso necessario un aiuto aggiuntivo. «Serve un’assistente di classe per seguire i bambini che non riescono a separarsi dai genitori». Nonostante tutto, il lavoro resta bello – «bisogna solo adattarsi».




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