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«Il mondo è minacciato, la nostra musica è un invito alla fratellanza»

È uscito "Lambs", l'album degli Haara, tra rock psichedelico e tradizione folk "bagnati" di world music
Foto Haara
«Il mondo è minacciato, la nostra musica è un invito alla fratellanza»
È uscito "Lambs", l'album degli Haara, tra rock psichedelico e tradizione folk "bagnati" di world music
SAVOSA - È uscito lo scorso 25 settembre "Lambs", l'album degli Haara, un progetto musicale "selvaggio" ma empatico, tra rock psichedelico e tradizione folk "bagnati" di world music. Le canzoni scelte sono una riflessione sulle radici, sulla fratell...

SAVOSA - È uscito lo scorso 25 settembre "Lambs", l'album degli Haara, un progetto musicale "selvaggio" ma empatico, tra rock psichedelico e tradizione folk "bagnati" di world music.

Le canzoni scelte sono una riflessione sulle radici, sulla fratellanza e sulla resilienza di fronte al cambiamento del pianeta. Di questo lavoro e di altro ne abbiamo parlato con il batterista della band, Nicolas Pontiggia.

Suggerite l'ascolto di questo album al tramonto: al mattino non sarebbe la stessa cosa?
«Esatto. Non è la stessa cosa. Durante il giorno stai tutto il tempo a combattere anche con i gusti degli altri, con le parole degli altri e ci facciamo influenzare e perdiamo di vista noi stessi, quello che davvero siamo e pensiamo. Fuori casa facciamo i fighi, quando rientriamo la sera poi però escono i pensieri veri e diciamo delle cose che ci vergogneremmo a dire in mezzo a tutti gli altri di giorno. Quindi al tramonto si è più sensibili, la sera si è più aperti, sei più facilmente preso dall'emotività e dunque maggiormente propenso all'ascolto. Così se penso per esempio alla parte live e a un nostro concerto fatto di maschere, tribalità, colore, luci, questa prospettiva e atmosfera crepuscolare trova la sua naturale collocazione».

L'arte del travestimento e questo interesse alla trasfigurazione dell'uomo messo sotto costume, di quale significati sottintesi si vuole fare portatore?
«Noi abbiamo pensato di inventarci tribù e come tutte le tribù siamo depositari di una propria cultura e tradizione, a differenza del branco. Il branco è un insieme di esseri viventi che però non collaborano tra loro oltre un certo limite. Se in un branco di lupi ce n'è uno che non vuole più correre, che non vuole più cacciare o si chiede "ma perché stiamo cacciando", "perché stiamo facendo questo", gli altri lupi mica stanno lì a filosofeggiare con lui, lo abbandonano o lo ammazzano. Lo vedi anche nei branchi umani, in un esercito. E invece in una tribù c'è l'aspetto della cultura e quando uno dei membri avanza dei dubbi, delle perplessità e fa presente che si sta sbagliando qualcosa, la tribù invece di mangiarlo o ammazzarlo si ferma e dice "interessante, parliamone". Si fa tesoro dell'apporto di quel pensiero».

Titolando l'album "Lambs", quale altro messaggio volete lanciare?
«
In un mondo minacciato, sempre più aggressivo, assediato da spaventi quotidiani di ogni genere, lanciamo una specie di àncora di salvezza a tutti quelli che magari non hanno voglia di gridare, di essere aggressivi, di essere stupidi, incitandoli a guardarsi intorno e dicendo a chi si sente agnello di non sentirsi solo, perché di fianco ce ne sono altri 100 che ovviamente non gridano, non aggrediscono, non fanno i gangsters. Guarda cosa succede nel mondo dei giovani: spesso domina chi fa la voce più forte. Il disco è dedicato gli anonimi che non urlano, rimasti indietro con la loro voce pacata. La nostra musica è un invito alla fratellanza».

L'album intreccia folk e rock psichedelico, ma anche generi popolari etnici come samba e la cumbia colombiana: riunite qui un po' del respiro musicale del mondo...
«...E quello del pianeta. Il pezzo "Planetae vivi" si rifà alla teoria di James Lovelock, che ovviamente è un misto tra una teoria filosofica e scientifica. Se la guardi da lontano vedi questa pallina che è la Terra con sopra la vita e poi hai la vita che mangia a se stessa. E quindi vive auto-alimentandosi. Ogni canzone del disco fa vivere la successiva. È un viaggio circolare, con chitarre lussureggianti come in "Fire dance", psichedelia penetrante come in "War", il karma della world music nel "Bosco magico"».

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