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Cannes

Palma d’oro a Mungiu, a Cannes tra cinema e richiami a guerre e diritti

Il regista romeno vince con "Fjord". Premi e discorsi segnati da conflitti, libertà e inclusione
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Palma d’oro a Mungiu, a Cannes tra cinema e richiami a guerre e diritti
Il regista romeno vince con "Fjord". Premi e discorsi segnati da conflitti, libertà e inclusione

CANNES - È Cristian Mungiu il vincitore della Palma d’oro della 79esima edizione del Festival di Cannes. Il regista romeno si è imposto con "Fjord", conquistando per la seconda volta il massimo riconoscimento a 19 anni dal successo di "4 mesi, 3 settimane, 2 giorni". La cerimonia di chiusura, presieduta dalla giuria guidata da Park Chan Wook, è stata segnata da un costante intreccio tra il glamour della Croisette e i grandi temi del presente, dalle guerre alle disuguaglianze fino ai diritti messi in discussione.

"Fjord", interpretato da Sebastian Stan e Renate Reinsve, racconta la storia di una coppia di immigrati finita sotto accusa per il modo in cui cresce i figli. Nel suo discorso di ringraziamento Mungiu ha sottolineato l’importanza di affrontare temi rilevanti: «Le società odierne sono frammentate e radicalizzate. Questo film è un impegno contro ogni forma di fondamentalismo, un messaggio di tolleranza, inclusione ed empatia».

Tra i momenti più forti della serata, l’intervento del regista russo dissidente Andrei Zviagyntsev, premiato con il Grand Prix per "Minotaur", che ha rivolto un appello diretto a Vladimir Putin chiedendo la fine dei massacri. Un filo conduttore è stato anche quello degli ex aequo: il premio per la regia è andato sia a Javier Ambrossi e Javier Calvo per "La bola negra", con un richiamo ai diritti LGBTQ+, sia a Pawel Pawlikowski per «Fatherland», che ha ribadito il valore della creatività umana.

Doppio riconoscimento anche per le interpretazioni: Virginie Efira e Tao Okamoto sono stati premiati per "All of a Sudden" di Hamaguchi Ryusuke, mentre Emmanuel Macchia e Valentin Campagne hanno vinto per "Coward" di Lukas Dhont, film su un amore omosessuale nato al fronte. Il premio per la sceneggiatura è andato a Emmanuel Marre per "Un uomo del suo tempo", con un richiamo ai “piccoli tiranni” di ieri e di oggi.

La serata ha reso omaggio anche a Barbra Streisand, Palma d’onore insieme a Peter Jackson, celebrata da Isabelle Huppert. In un videomessaggio, l’artista ha ricordato come il cinema sappia unire e aprire le menti: un messaggio in sintonia con un’edizione che ha portato sul palco, accanto al cinema, le tensioni e le speranze del mondo contemporaneo.

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