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12.05.2022 - 12:290

Aumenti di stipendio in vista (ma leggeri)

Per gli specialisti del KOF, i salari svizzeri aumenteranno (ma di poco)

Inflazione? «Siamo abbastanza vicini a un picco»

ZURIGO - Aumenti di stipendio in vista per i salariati in Svizzera, che alla luce dell'accelerazione dei prezzi temono per il loro potere d'acquisto. Stando agli specialisti interpellati dall'agenzia Awp tuttavia gli adeguamenti dovrebbero rimanere contenuti e non provocheranno una spirale inflazionistica.

«Se non c'è una compensazione per il rincaro i dipendenti subiranno dolorose perdite di potere d'acquisto», afferma il capo-economista dell'Unione sindacale svizzera (USS) Daniel Lampart, che parla di ammanchi che, per una famiglia di quattro persone, potranno arrivare a 2200 franchi all'anno. «È quindi indispensabile introdurre aumenti salariali generali».

 «Un ritorno dell'inflazione»
I prezzi al consumo continuano in effetti a salire nella Confederazione: l'inflazione ha raggiunto il 2,5% su base annua in aprile, dopo il 2,4% di marzo e il 2,2% di febbraio. Nel quarto mese dell'anno i rincari più forti hanno interessato l'olio da riscaldamento (+76%), il trasporto aereo (+55%), il noleggio auto (+31%), il carburante diesel (+28%) e la benzina (+25%).

Secondo Alix Bhend, analista presso la Banca cantonale vodese (BCV), non si deve però parlare di un'impennata dei prezzi in Svizzera, bensì di un «ritorno dell'inflazione». Il rincaro è sì al livello più alto dal 2008, ma è ancora molto inferiore ai record stabiliti nel 1981 (7,5%) e nel 1973 (12%). Grazie alla protezione offerta dal franco forte sul fonte delle importazioni, la Confederazione presenta tassi inferiori a quelli di Usa (8,3%) ed Eurozona (7,5%).

«Siamo vicini al picco»
«La Svizzera si trova in un'ottima posizione rispetto agli Stati Uniti e all'Eurozona», conferma Daniel Kalt, capo-economista di UBS. A suo avviso il rincaro potrebbe ancora accelerare un po', ma dovrebbe attenuarsi entro l'autunno, se i prezzi del petrolio rimarranno stabili ed escludendo un'interruzione delle importazioni di gas e greggio dalla Russia. Quest'ultimo scenario rimane però per il momento sul tavolo, con i paesi del G7 che domenica scorsa si sono impegnati a vietare o eliminare gradualmente le importazioni di petrolio russo in risposta all'operazione militare di Mosca in Ucraina.

«Siamo abbastanza vicini a un picco di inflazione, che dovrebbe essere in parte assorbito dall'effetto base» dato che i prezzi hanno iniziato a salire l'estate scorsa, spiega Bhend. Oltre a questa componente statistica giocherà inoltre un ruolo la normalizzazione della crescita economica, dopo il rimbalzo post-Covid.

Un aumento (leggero) dei salari
Nel frattempo comunque i salariati avranno bisogno di un aiuto. Gli economisti del Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo (KOF) prevedono un aumento dei salari nominali dello 0,8% quest'anno e dell'1,8% nel 2023. Tuttavia questi ritocchi non saranno almeno inizialmente sufficienti a compensare l'inflazione: nel 2022 gli stipendi reali (che tengono appunto conto del rincaro) dovrebbero calare di circa l'1%, prima di aumentare dell'1,1% nel 2023.

Un ulteriore shock si profila sotto forma di premi di assicurazione malattia, che dovrebbero aumentare fino al 10%, avverte Lampart. «La Confederazione e i Cantoni devono aumentare in modo sostanziale i sussidi» e la tassa sul CO2 a suo avviso deve essere completamente ridistribuita alla popolazione quest'anno.

Il sindacato Unia chiede un aumento salariale di 180 franchi al mese nel settore delle costruzioni e di 70 franchi al mese, più la compensazione dell'inflazione, nel comparto alberghiero e della ristorazione.

«Lontani da una spirale»
Bhend prevede che i salari aumenteranno in media dell'1%-1,5% quest'anno e nel 2023. UBS si aspetta che i sindacati chiedano un aumento di circa il 3% nelle trattative d'autunno. Tuttavia, secondo gli economisti intervistati dall'Awp, questi aggiustamenti non dovrebbero portare a una spirale. «Attualmente siamo molto lontani da questo tipo di fenomeno», osserva Bhend, ricordando che negli anni '90, quando l'inflazione raggiunse il 6%, i salari aumentarono dell'8%.

«La Svizzera ha un mercato del lavoro liberale e fissa i salari in modo decentralizzato», le fa eco Kalt. Le richieste sindacali saranno probabilmente più incisive in Germania e negli Stati Uniti, dove una spirale salari-prezzi viene ritenuta maggiormente probabile.

La BCV prevede che quest'anno l'inflazione si attesterà tra l'1,5% e il 2,0% e l'anno successivo tra l'1,0% e l'1,5%, ossia al di sotto dell'obiettivo di stabilità dei prezzi della Banca nazionale svizzera. UBS scommette su un 2,2% nel 2022 e uno 0,7% nel 2023.

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