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CINA
27.01.2020 - 21:290

La febbre dei mercati, il coronavirus brucia 222 miliardi

Registrato il loro primo lunedì nero dall'inizio dell'anno

di Redazione
Massimo Lapenda, Ansa

PECHINO - Il coronavirus attacca la febbre ai mercati e si abbatte sulle borse che si trovano a vivere il loro primo lunedì nero dall'inizio dell'anno. La paura per l'espandersi del contagio e gli eventuali effetti sull'economia globale hanno portato gli investitori a spostarsi dai mercati azionari verso i beni rifugio come oro e titoli di Stato. A fine giornata in Europa le borse hanno chiuso in profondo rosso e hanno bruciato oltre 208 miliardi di euro (oltre 222 miliardi di franchi) di capitalizzazione. Situazione molto simile anche per l'Asia, dove molte delle piazze erano chiuse per festività, e per Wall Street.

I principali timori sono per le ripercussioni sui dati del primo trimestre del prodotto interno lordo cinese. Il rischio è che la diffusione del virus durante il Capodanno cinese possa influire particolarmente sui consumi, oltre al blocco della circolazione per 60-80 milioni di persone.

Queste paure si sono abbattute sui listini europei che hanno visto Francoforte (-2,7%), Parigi (-2,7%), Londra e Milano (-2,3%), mentre si è assistito alla fiammata dell'oro e dello yen. Ne hanno tratto vantaggio anche i bond governativi, con tutti i titoli di Stato, dal Vecchio Continente, al Giappone agli Usa che vedono i propri rendimenti calare. I Btp italiani e i titoli di stato greci sono stati quelli più acquistati, grazie anche all'esito delle elezioni italiane e al rialzo del rating di Atene da parte di Fitch.

In Europa a farne le spese sono state principalmente le compagnie aeree (-4,4%) con i timori di una riduzione di passeggeri diretti o in partenza dalla Cina. Giornata nera anche per il settore del lusso (-3,5%) con la prospettiva di una forte contrazione delle vendite. Marcia indietro anche per l'automotive (-3%) con la paralisi del comparto in Cina dove Wuhan, luogo in cui sarebbe comparso il virus, rappresenta il distretto principale del settore. L'incertezza sul futuro andamento dell'economia globale ha portato anche al crollo del prezzo del petrolio che a New York tocca i 52,55 dollari al barile (-3%). Su questo fronte si sono mossi i Paesi membri dell'Opec+, vale a dire l'Opec più altri produttori tra cui la Russia, che nel meeting di marzo decideranno la strada da percorrere.

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