Keystone / EPA
Una decisione che ha fatto molto discutere...
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14.02.2018 - 18:060
Aggiornamento : 30.08.2018 - 09:05

L'ex Alcoa di Portovesme passa alla svizzera Sider Alloys

Si firma domani al Ministero dello sviluppo economico (Mise) a Roma l'accordo per la cessione dello stabilimento di produzione di alluminio primario da Invitalia al gruppo con sede a Lugano

CAGLIARI - Il sito ex Alcoa di Portovesme, in Sardegna, sta per passare al nuovo investitore Sider Alloys. Si firma infatti domani al Ministero dello sviluppo economico (Mise) a Roma l'accordo per la cessione dello stabilimento di produzione di alluminio primario da Invitalia al gruppo con sede a Lugano.

La firma, si legge in una nota del Mise, avverrà alla presenza del ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda e dell'amministratore delegato di Invitalia - Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, una società per azioni italiana partecipata al 100% dal Ministero dell'economia - Domenico Arcuri.

Si potrebbe così chiudere una partita lunga quasi 10 anni, gli ultimi dedicati ad un'estenuante trattativa con la multinazionale con sede a Zugo Glencore, poi fallita malamente nonostante le offerte del governo, e aprire nuove prospettive industriali per l'area.

Tutto è pronto per la chiusura dell'operazione compreso l'accordo bilaterale tra l'azienda energetica Enel e Sider Alloys sulla tariffa energetica che si va ad aggiungere all'intesa già firmata nel dicembre scorso con cui Invitalia e Regione Sardegna si sono impegnate ad agevolare per 94 milioni di euro l'investimento di 140 milioni assicurato dal gruppo svizzero per il riavvio degli impianti, fermi da più di quattro anni, la bonifica delle acque sotterranee dell'area industriale di Portovesme e il rafforzamento della struttura produttiva.

In ritardo sul ruolino di marcia indicato dal governo, invece, la partita con i sindacati Fim (Federazione italiana metalmeccanici), Fiom (Federazione impiegati operai metallurgici) e Uilm (Unione italiana lavoratori metalmeccanici) sul piano industriale ma soprattutto su quello occupazionale, indispensabile per la ripartenza del sito. Una partita ancora tutta da giocare che i sindacati sollecitano ora che praticamente tutti i tasselli, compreso quello del costo dell'energia, sembrano essere andati a posto.

«Domani stesso chiederemo l'avvio di un confronto. Ora ci sono le condizioni per conoscere il piano industriale. Vogliamo capire quali e quanti investimenti, e con che tempi di realizzo, saranno effettuati dal gruppo svizzero oltre a voler conoscere il perimetro occupazionale dell'operazione», spiega il leader dell'Uilm, Rocco Palombella.

Ma è la Fiom, pur giudicando positivo la chiusura dell'operazione, a tenere i piedi per terra. «Il Mise deve garantire sulla compatibilità finanziaria dell'operazione. Garantire cioè che il gruppo elvetico sia in grado di reggere finanziariamente l'acquisizione ed il rilancio di Portovesme», dice la segretaria generale della Fiom Fracesca Re David, che teme di trovarsi a percorrere per Portovesme strade già percorse per altre crisi industriali. «L'accertamento della compatibilità e della forza finanziaria del gruppo è un tema importante perché se così non fosse servirebbe trovare per Sider Alloys un nuovo partner visto che Invitalia è uscita dall'operazione», spiega.

«E su questo - aggiunge Re David - siamo al buio completo così come siamo al buio sul piano industriale che avremmo sperato di discutere prima del perfezionamento della cessione alla Sider Alloys e che dunque dobbiamo affrontare immediatamente», incalza ancora, preoccupata soprattutto della partita occupazionale che già si profila difficile. «Tra lavoratori diretti e indotto prima della chiusura dell'impianto si contavano circa 800 lavoratori. Ora bisogna vedere, ma celermente perché stanno finendo gli ammortizzatori e a giugno per molti di loro scade anche la mobilità», ricorda Re David.

Il piano industriale di Sider Alloys, d'altra parte, è ancora coperto. Al momento si conoscono solo l'ammontare complessivo dell'investimento, di circa 130-140 milioni di euro, e la capacità produttiva che a regime, in 24 mesi, dovrebbe raggiungere circa 150'000 tonnellate all'anno destinate a coprire almeno il 15% del mercato interno italiano dell'acciaio e a riavviare la produzione di alluminio.


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