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Famigliari delle vittime del Covid, davanti alla sede di Downing Street.
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12.10.2021 - 13:350

La strategia britannica di lotta al Covid sotto la lente: «Molte morti potevano essere evitate»

Secondo un'analisi il Governo Johnson ha sbagliato a trattare inizialmente il coronavirus come una semplice influenza

LONDRA - Puntava all'immunità di gregge, ma ha solo provocato morti che potevano essere evitate. Così un rapporto di 150 pagine giudica l’approccio del Regno Unito nei confronti della pandemia che ha imposto il suo primo lockdown più di tre mesi dopo il primo contagiato.

Un comitato composto dai comitati della sanità pubblica e di scienza e tecnologia hanno elaborato con diversi esponenti dei partiti politici un'analisi intitolata “Coronavirus: cosa abbiamo imparato fino a oggi”. In questo documento di più di cento pagine hanno messo sotto la lente la politica di contrasto alla pandemia messa in atto dal governo britannico.

L'aspetto maggiormente criticato dal gruppo è stato il ritardo nell'instaurare il primo lockdown e il provare a trattare il Covid come una semplice influenza, senza guardare verso Cina e Italia dove la situazione metteva bene in luce quanto in realtà si trattasse di un virus altamente contagioso.

Al contrario, se il primo caso segnalato negli UK risale al 31 gennaio, solo il 23 marzo alla popolazione è stata imposta una chiusura. E solo pochi giorni prima, l'11 marzo 50mila persone erano presenti alla partita di calcio tra Liverpool FC e Atletico Madrid e altre 250mila dal 10 al 13 marzo si erano radunate al Cheltenham Festival of Racing.

Questi due eventi in particolare, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, erano state il principale veicolo per il virus, che da quel momento aveva fatto salire i casi in modo esponenziale, obbligando un lockdown rigido dieci giorni dopo. Il governo britannico, appoggiato dalla sua task force, aveva giustificato l'approccio dicendo che puntava all'immunità di gregge, ma il fascicolo di 150 pagine pubblicato oggi e ripreso dalla BBC, punta il dito contro questa strategia, che invece che condurre all'effetto sperato, ha causato delle morti che potevano essere evitate.

Il 23 marzo 2020 iniziava infatti il primo picco di decessi nel Regno Unito, partito da 76 il giorno della chiusura, è arrivato a più di mille il 16 aprile. Per questo il rapporto indica l’approccio del Regno Unito alla pandemia come «il più grande fallimento della sanità pubblica». Criticato inoltre il ritardo nel lancio della campagna di test e tracciamento Covid, partita solo il 28 di maggio.

Greg Clark, il segretario del comitato scienza e tecnologia, ha spiegato che in tutti i Paesi democratici in cui l'approccio è stato simile a quello del Regno Unito, ogni politico è responsabile. «Ma ognuno di loro, a partire dal primo ministro, stavano cercando di fare del loro meglio». Aggiungendo che «abbiamo fatto delle cose giuste e altre sbagliate ed è essenziale il fatto che non abbiamo lasciato solo passare la cosa, ma che abbiamo cercato di trarre il miglior partito».

L'analisi non ha visto solo lati negativi. Al contrario, elogia la rapidità con cui il Regno Unito ha somministrato, e sta somministrando tuttora, dei vaccini. Nei dati aggiornati al 10 ottobre risulta infatti che 94,4 milioni di abitanti hanno già ricevuto la prima dose e 45,2 milioni la seconda.

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