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CUBA
12.07.2021 - 09:220
Aggiornamento : 12:13

I cubani scendono in piazza contro il governo: «Basta con il comunismo»

Diverse manifestazioni ieri in varie città dell'isola, dura la repressione. Il presidente Díaz-Canel: «Colpa degli Usa»

L'AVANA - Vessati dal coronavirus (con un picco di contagi in questi giorni) e dalla difficile situazione economica, migliaia di cubani si sono riversati ieri nelle strade per manifestare contro il governo. Ne danno notizia i media internazionali e, in particolare, quelli americani e della Costa est.

Il Miami Herald parla di «una dimostrazione di rabbia e frustrazione senza precedenti » per una situazione quotidiana al limite del tollerabilie dove «mancano cibo e vaccini». I cortei non hanno interessato solo l'Havana ma anche altre città come Santiago, Santa Clara e centri più piccoli come Palma Soriano, Cárdenas e Colón.

Diversi gli slogan da «abbasso la dittatura» e «basta con il comunismo» da parte di nuguli di manifestanti molto agguerriti. Scene, queste, molto rare in un paese in cui le autorità hanno tenuto al giogo per decenni la popolazione. L'ultima, storica, sollevazione era stata nel 1994 e al governo c'era ancora Fidel Castro.

Una mobilitazione che il governo, per voce del presidente Miguel Díaz-Canel, ha imputato agli Stati Uniti e alla decisione di rendere ancora più rigido l'embargo a cui Cuba è sottoposta: «Il loro obiettivo era quello di generare disordini sociali», ha spiegato Díaz-Canel, «ma nel nostro paese ci sono ancora molti rivoluzionari, pronti a combattere per le strade, per difendere la nostra sovranità».

A confrontarsi i manifestanti, oltre alla polizia e ai militari - che non hanno lesinato l'uso della forza arrestando decine di persone - anche i supporter del governo che sono scesi in piazza con una serie di contro-manifestazioni nazionaliste sfociate in confronti diretti con i protestatari. Non è chiaro se le repressioni abbiano, o meno, portato delle vittime anche se fonti interne al movimento parlano di almeno un morto.

E mentre la Casa Bianca, attraverso il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, avverte il governo cubano che «le violenze sui civili non saranno tollerate». A Miami, a poche miglia marittime da Cuba, si è generata una protesta spontanea di sostegno nel quartiere di Little Havana.

«Non abbiamo elettricità, acqua né internet, non possiamo comunicare con nessuno», riporta un messaggino dall'Isola condiviso con la redazione da una lettrice di origini cubane di tio.ch, «la polizia in civile si è unita al popolo rivoluzionario, ci uccidono e fanno in modo che si pensi che siano loro e non gli agenti. Il mondo deve sapere, siamo rimasti da soli».

keystone-sda.ch / STF (Ramon Espinosa)
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