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La seconda notte nel paese che non c'è

La tendopoli di Amatrice offre uno spettacolo surreale. Uno dei problemi è il freddo notturno. La Protezione Civile: «Ci siamo attrezzati, ma possiamo gestire l'emergenza solo per poche settimane»
La seconda notte nel paese che non c'è
La tendopoli di Amatrice offre uno spettacolo surreale. Uno dei problemi è il freddo notturno. La Protezione Civile: «Ci siamo attrezzati, ma possiamo gestire l'emergenza solo per poche settimane»
AMATRICE - La seconda notte nel paese che non c'è. La prima in cui i sopravvissuti (alcuni) hanno trovato il sonno, non la pace. La tendopoli di Amatrice, in un campo all'ingresso della città, é uno spettacolo surreale. Arriviam...

AMATRICE - La seconda notte nel paese che non c'è. La prima in cui i sopravvissuti (alcuni) hanno trovato il sonno, non la pace. La tendopoli di Amatrice, in un campo all'ingresso della città, é uno spettacolo surreale.

Arriviamo al calar delle tenebre - sulla strada i segni del terremoto: colonne di ambulanze e mezzi dei vigili del fuoco che vanno e vengono, carri funebri, macerie ai margini della statale - e ci spiegano che i posti sono pieni: «La prima notte non era così, molte persone hanno dormito in auto per paura di altre scosse o non hanno dormito affatto» spiegano i volontari della Protezione Civile.

Un garage all'esterno del campo era stato adibito ad obitorio ma é stato smantellato ieri, quando la conta delle vittime ufficiali é arrivata a 250 (ma il numero potrebbe ancora salire). I feriti ospedalizzati sono 365 e gli sfollati circa 1500. La macchina dei soccorsi lavora a pieno ritmo, ma se le scosse telluriche vanno diminuendo - l'ultima che ha fatto tremare é di ieri alle 14.36, 4.3 della scala Richter - ci sono altri problemi da affrontare.

La temperatura qui é di pochi gradi sopra lo zero la notte: «Ci siamo attrezzati con stufette e coperte termiche, pasti caldi sono stati distribuiti per tutta la giornata. Facciamo il possibile ma siamo preparati a gestire l'emergenza solo per poche settimane» spiega Maurizio Mainetti, il direttore della Protezione Civile Emilia Romagna, che qui gestisce una cinquantina di tende con un totale di 300 sfollati.

Tra questi ci sono molti bambini. Ora qualcuno pensa all'inizio della scuola. Altri più sfortunati, a chi non c'è più.

 

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