AFP
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BIRMANIA
11.05.2021 - 19:300

A 100 giorni dal golpe, la violenza in Myanmar non si ferma

L'ONU ha oggi nuovamente denunciato «la violenza persistente» in corso nel paese

In totale, il bilancio degli ultimi tre mesi parla di oltre 700 morti e 3'700 persone imprigionate o fatte sparire

YANGON - Sono passati cento giorni da quando l'esercito ha preso il controllo del Myanmar, mettendo in atto un Colpo di Stato e arrestando Aung Sann Suu Kyi, a capo del Governo birmano, per dei presunti brogli durante le elezioni di novembre.

Cento giorni che sono diventati ben presto rossi, intrisi del sangue di oltre 700 vittime di una battaglia tra il popolo e le forze armate che non dà segni di volersi fermare, e che ha fatto piombare il Paese in una delle crisi più buie degli ultimi decenni.

Anche oggi, il centesimo giorno, nulla ha fermato i manifestanti dall'urlare il proprio disappunto: in migliaia si sono radunati in diverse città per denunciare la giunta militare, e per mostrare il proprio supporto al nuovo "Governo di unità nazionale", una sorta di esercito federale formato da parlamentari espulsi dal Paese che intendono riunire i dissidenti anti-golpe e fermare l'uso della violenza contro il popolo birmano.

D'altra parte, nemmeno la lotta delle forze armate e del Generale Myint Swe per prendere controllo del paese dà cenni di smottamento, nonostante le proteste, le sanzioni internazionali e gli scioperi che hanno paralizzato le imprese, oltre che un rifiuto pubblico generale. Con le restrizioni all'accesso a internet, il divieto di trasmissioni straniere e l'ordine di chiusura di alcune testate giornalistiche, accusate dalle autorità di «incitare alla ribellione», la giunta prosegue per la sua strada, senza soluzioni di compromesso.

L'Organizzazione delle Nazioni Unite ha oggi nuovamente denunciato «la violenza persistente» in corso nel paese, dove negli ultimi tre mesi ci sono stati «782 manifestanti uccisi», tra cui donne e bambini, «migliaia di feriti» e 3'740 persone imprigionate o fatte sparire senza mai comparire davanti a un giudice. Oltre a ciò, emergono gli oltre 1'500 ordini di arresto per rappresentanti della società civile, sindacalisti, giornalisti e professori.

«A ormai più di 100 giorni dal Colpo di Stato in Myanmar, le autorità militari non mostrano alcun segno di cedimento nella loro brutale repressione degli oppositori nel tentativo di consolidare la loro presa sul potere», ha detto il portavoce dell'ONU Rupert Colville ai giornalisti, durante un briefing con i media.

Secondo l'ONU, è fondamentale «un maggiore coinvolgimento internazionale» per evitare che la situazione dei diritti umani in Myanmar si deteriori ulteriormente.

 

keystone-sda.ch / STR (STR)
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