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Dal Mondo
11.07.2001 - 12:440
Aggiornamento : 19.11.2014 - 21:07

COMO: "Il banchiere di Dio", un film su Roberto Calvi

Il primo ciak a Torino. Riprese probabilmente anche a Drezzo dove il Presidente dell'ex Ambrosiano possedeva una villa al confine con la Svizzera

DREZZO.
Si torna a parlare del mistero che da 19 anni, ormai, circonda la morte di Roberto Calvi, il Presidente del Banco Ambrosiano trovato appeso ad una corda sotto il ponte dei “Frati Neri” di Londra. Se ne riparla perché il giallo sta diventando un film. E diventa anche il sogno del regista Giuseppe Ferrara che da anni intende raccontare attraverso il grande schermo la storia di uno dei più profondi ed imperscrutabili misteri d’Italia dove si intrecciano malavita organizzata, alta finanza, Santa Sede, massoneria, politica d’alto bordo. Correva il mese di giugno dell’82 quando il banchiere venne trovato morto. Per anni rimase sepolto nel piccolo cimitero di Drezzo, il paesino Comasco al confine con la Svizzera dove possedeva una mega villa con tanto di cancelletto che dava direttamente oltre confine. Tre anni fa la riesumazione del cadavere per essere sottoposto su disposizione del Giudice dell’Indagine Preliminare di Roma, Ottavio Lupacchini, ad una nuova autopsia dalla quale sarebbe emerso (lo riferì il “Sonday Times” nel dicembre dello scorso anno) che ad uno dei polsi del banchiere vi sarebbe una frattura incompatibile con un suicidio. Ma da allora più null’altro si è saputo. Intanto Roberto Calvi riposa non certo in pace e neppure più in terra Comasca ma in mezzo ai monti della Valvarrone (Lecco) dove già erano sepolti alcuni parenti. Proprio a Lecco vive un fratello. Ma torniamo al film: le riprese sono iniziate a Torino dove è stata “ricostruita” scenograficamente la sua casa, gli interni. Nella prima scena si vede Giulio Andreotti che va a trovare Calvi cui riferisce di pressioni affinché il banchiere si dimetta dal Banco Ambrosiano, sotto la sua presidenza diventato la più grossa banca privata italiana e che in seguito fu al centro di indagini e processi per operazioni finanziarie sospette. Le riprese si sposteranno poi a Belgrado dove la produzione di Enzo Gallo “ricostruirà” il “Blackfriars Bridge” di Londra, il cui originale è oggi in restauro. Poi Londra, New York, Nassau per seguire, negli stessi luoghi originali, l'intricata vicenda che portò alla morte di Calvi. Non è da escludere, quindi, una tappa anche a Drezzo e in Valvarrone. La pellicola si intitolerà “Il banchiere di Dio” e vedrà come protagonista Omero Antonutti. Tra gli altri 164 attori del cast anche Giancarlo Giannini, Rutger Hauer, Pamela Villoresi e Alessandro Gassman. Il titolo del film non è stato scelto a caso: banchiere di Dio proprio per gli stretti contatti che l’uomo aveva con lo I.O.R., la banca del Vaticano, ovvero il forziere più straricco del mondo da far impallidire anche il deposito di Paperon De Paperoni. Abbiamo detto prima che nel giallo sulla morte di Roberto Calvi si intrecciano mafie, massoneria, politica: persino la banda della Magliana. Disse la vedova Calvi, che ora vive con il figlio a Montreal, alla Commissione Parlamentare sulla Loggia P2 cui apparteneva, fra l’altro, lo scomparso Senatore lecchese Cesare Golfari, travolto proprio dallo scandalo della P2 quando era fra i vertici della Regione Lombardia: lo silurarono promettendogli un “posto di rilievo in banca” che non ebbe mai. Poi tornò a galla, politicamente parlando, per riaffondare nel ’92 con tangentopoli assieme al Socialista lecchese Pierluigi Polverari. Morì qualche anno dopo schiantandosi contro un palo semaforico in Corso Matteotti a Castello di lecco: era il giorno di Santo Stefano e con l’utilitaria della figlia (Silvia Pirola, giornalista) stava tornando a casa a Galbiate. Dunque disse la vedova Calvi alla Commissione Parlamentare P2: “A casa nostra andavano e venivano fior di personaggi legati alla politica, all’economia, all’alta finanza: tutti legati alla massoneria”. La vedova in quell’audizione spese anche il nome di personaggi di rilievo della città di Como e dei suoi dintorni, almeno un paio di questi recentemente scomparsi. Il regista de “Il banchiere di Dio” è sempre stato legato a film denuncia. Se ne possono ricordare alcuni: “Il sasso in bocca”, “Cento giorni a Palermo”, “Il caso Moro” e “Giovanni Falcone”. “Fare un film dedicato a Calvi – ha spiegato il produttore Enzo Gallo – è da sempre un tabù perché tocca uno dei tanti misteri irrisolti della cronaca e coinvolge molti grandi poteri italiani rimasti gli stessi di allora anche se meno sotto la luce dei riflettori. Dopo tanti anni, oggi finalmente riusciamo a fare il film pur tra tante difficoltà. Il Vaticano, ad esempio, continua a essere off limits per noi”.

di Bob Decker


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