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BELLINZONA

«I pazienti non devono pagare i tagli del Cantone»

Presentata la petizione contro i nuovi costi per le cure a domicilio. Le testimonianze: «Si rischia la riduzione dell'assistenza».
Ti-Press / Samuel Golay
I promotori della petizione contro l’aumento dei costi delle cure a domicilio con da sinistra: Ivo Durisch capogruppo del Partito Socialista in Gran Consiglio, Matteo Dell’Era, Rachele Titocci, Riccardo Lazzarotto, Zorelis Santiago e Lisa Boscolo.
«I pazienti non devono pagare i tagli del Cantone»
Presentata la petizione contro i nuovi costi per le cure a domicilio. Le testimonianze: «Si rischia la riduzione dell'assistenza».

BELLINZONA - Cinquanta centesimi ogni cinque minuti, fino a un massimo di 15 franchi al giorno, per tutti i pazienti. «Dal 1° aprile, chi riceve cure quotidiane può arrivare a spendere fino a 450 franchi al mese».

La petizione - Un’alleanza di forze politiche e associative ha lanciato una petizione, cartacea e online, chiamata "Non è colpa dei pazienti" contro la messa in vigore di una nuova partecipazione a carico dei pazienti che usufruiscono di cure a domicilio. Una spesa che, secondo i promotori, «per alcune persone non sarà possibile sostenere». L’obiettivo è chiedere al Consiglio di Stato la sospensione della misura. Sarà compito poi del Parlamento, eventualmente, abrogarla (a questo proposito è stata presentata una mozione. Oltre a due interpellanze).

«Voce non ascoltata» - La misura era stata approvata con il Preventivo 2026 del Cantone. «Da quando è arrivata la comunicazione della riforma - ha spiegato la granconsigliera socialista Lisa Boscolo - la popolazione ha cominciato a mobilitarsi. E il Governo non ha voluto ascoltare questa voce». Alla petizione aderiscono: ATTE, alliance Care, ASPS, MPS, PC, PS, Più Donne, Pro Infirmis, Verdi, VPOD.

La novità - Dal 1° aprile, lo ricordiamo, gli utenti delle cure a domicilio in Ticino saranno chiamati a partecipare ai costi delle prestazioni ricevute. La novità deriva dalle modifiche al Regolamento d’applicazione della Legge sull’assistenza e cura a domicilio (LACD).

Ivo Durisch (PS): «Può indurre a una rinuncia» - Secondo il Consiglio di Stato, «la misura mira a rafforzare la stabilità finanziaria del settore e a mantenere nel tempo un sistema di cure a domicilio accessibile e sostenibile, limitando le ripercussioni dei costi sulle finanze pubbliche e sui premi dell’assicurazione malattie». «Vengono colpite soprattutto le persone anziane - ha aggiunto il capogruppo PS Ivo Durisch - Incide sul ceto medio e può indurre a una riduzione o a una rinuncia alle cure».

Il paziente: «L'aiuto? Non è un extra» - Riccardo Lazzarotto ha raccontato la sua esperienza quotidiana di cure e assistenza ricevute come paziente: «Per me non è un extra, non scelgo di avere bisogno di aiuto, ma ne ho bisogno. È quello che mi permette di affrontare la giornata in modo dignitoso. Pensate che cosa significhi mettere un costo a tutto questo. È una misura che rischia di colpire chi è più fragile. Invece di aiutare, crea paura, ansia, stress, depressione e isolamento con il rischio di peggioramento della salute».

La caregiver: «Ci saranno conseguenze» - Rachele Titocci, nipote caregiver e infermiera, ha precisato che «il lavoro a domicilio non è solo tecnico, ma è fatto di relazioni di fiducia e di tempo. Già oggi non è sempre facile far accettare gli aiuti domiciliari. Se a questo si aggiunge un costo diretto, il rischio è che molte persone rinuncino o rimandino cure di cui hanno bisogno, e questo avrà delle conseguenze».

L'infermiera: «I pazienti ci fanno un sacco di domande» - Zorelis Santiago, infermiera indipendente, ha fatto notare come i pazienti di cui si prende cura siano «fragili, anziani e spesso con difficoltà economiche. È una misura arrivata senza preavviso e senza nessun coinvolgimento. I pazienti ci hanno fatto un sacco di domande, cui non sappiamo rispondere. E si stanno facendo i conti per capire quali cure tagliare. Il rischio è aumentare ricoveri e visite mediche dal medico di famiglia e sovraccaricare ulteriormente un sistema già sotto pressione».

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