Castelli di Bellinzona, il Partito comunista: «Referendum contro il credito»

La sezione bellinzonese contesta «l’esternalizzazione della gestione a una fondazione e l’estensione dell’accessibilità a pagamento alla corte interna di Castelgrande e di parte della murata».
BELLINZONA - La sezione bellinzonese del Partito Comunista - riunitasi giovedì sera - ha deciso di sostenere il referendum contro il credito per la valorizzazione dei castelli di Bellinzona. Il «no» al credito era già stato espresso anche in sede di dibattito istituzionale dai consiglieri comunali Alessandro Lucchini e Massimiliano Ay.
«Il Partito Comunista non si oppone certo alla valorizzazione dei castelli in sé, ma contesta due elementi fondamentali del progetto, per i quali si reputa necessario il voto popolare: l’esternalizzazione della gestione a una fondazione e l’estensione dell’accessibilità a pagamento alla corte interna di Castelgrande e di parte della murata» si legge in una nota.
Per la compagine politica «la futura fondazione gestirà infatti i castelli in modo autonomo rispetto all’ente pubblico e sfuggirà dunque a ogni reale controllo democratico sia dei consiglieri comunali eletti sia della cittadinanza. I consiglieri comunali potranno in futuro solo porre domande tramite interpellanza, ma non avranno nulla da dire per incidere nelle decisioni reali».
In futuro - viene argomentato - «quindi la fondazione potrebbe ad esempio aumentare liberamente i prezzi del ticket d’accesso ai castelli, e tutte le scelte di marketing, di sviluppo e di politica turistica verrebbero di fatto escluse dal dibattito pubblico. Poco importa - si aggiunge - quindi che la Commissione della Gestione abbia invitato a garantire la gratuità per le scolaresche e i domiciliati a Bellinzona: queste sono decisioni che spetteranno solo alla fondazione a cui la gestione è stata demandata. Nel consiglio di fondazione, in cui siederanno i rappresentanti dell’ente pubblico, potranno essere cooptati infatti anche altri membri privi di mandato democratico».
Il Partito Comunista dunque critica il Municipio «che si è incaponito, prima forzando la mano su un nome detestato dalla popolazione come “Fortezza” e poi insistendo sulla governance rinunciando a presentare soluzioni alternative rispetto all’esternalizzazione della gestione a una fondazione e infine sul pagamento per l'accesso a una corte interna che rappresenta uno degli ultimi spazi verdi del centro storico».
Ed è per questo che «reputiamo quindi doveroso che l’ultima parola sul futuro di un patrimonio collettivo come i castelli spetti ai cittadini, evitando gli allarmismi». E viene poi rilevato che «il progetto ci ha messo circa un decennio a vedere la luce, se c’è effettivamente la volontà politica di valorizzare questo bene collettivo non sarà una consultazione popolare a farlo crollare».



