«Una decisione che conferma le nostre perplessità»

Le considerazioni di ATA a seguito della sentenza del Tribunale federale che ha fermato la realizzazione della cosiddetta Porta Nord
Le considerazioni di ATA a seguito della sentenza del Tribunale federale che ha fermato la realizzazione della cosiddetta Porta Nord
LUGANO - «Il progetto stradale denominato Porta Nord dovrà verosimilmente essere rivisto. Sarà l’occasione per adattare l’infrastruttura alle ridimensionate esigenze della città, che ora, finalmente, riconosce la necessità di ridurre i carichi di traffico sulle strade del Polo, per favorire i trasporti pubblici e per accrescerne la velocità di esercizio. Le nuove premesse ridotte favoriranno la ricerca di soluzioni più misurate, economiche e sostenibili». Con queste parole l’ATA – Associazione traffico e ambiente – si esprime sul progetto stradale via Ciani–via Sonvico a Cornaredo e sull’accoglimento del proprio ricorso da parte del Tribunale federale lo scorso 30 ottobre.
In un comunicato stampa, l’associazione riassume in sei punti la propria posizione in relazione alla sentenza dell’Alta Corte, ribadendo «che il ricorso contro il progetto stradale è stato accolto» e non «parzialmente», come riferito «da alcuni media e politici».
Viene poi sottolineato come «il Tribunale federale ha sentenziato che il Dipartimento del territorio (DT) avrebbe dovuto chiedere il parere dell’Ufficio federale dell’ambiente e non l’ha fatto». Un fatto definito «grave»: «se l’avesse fatto – evidenzia ATA – il progetto avrebbe cambiato direzione già nel 2017 e non si sarebbe perso tutto il tempo, lavoro e denaro che invece si è perso».
Un altro nodo centrale riguarda la rotonda sul fiume, che non potrà essere realizzata. Particolarmente criticata dall’ATA, la rotatoria sul Cassarate avrebbe avuto un diametro di sessantun metri e previsto un percorso ciclopedonale largo 3,5 metri, posto a oltre 5 metri di altezza, che avrebbe collegato il cavalcavia sul portale della galleria Vedeggio-Cassarate alle due sponde del fiume. Progettata per gestire i principali flussi del nuovo asse stradale, la rotatoria sarebbe stata composta da quattro bracci, di cui uno destinato a servizio, senza escludere un possibile prolungamento del tracciato verso Gandria, mentre la parte centrale sarebbe rimasta vuota. Un progetto che ha subito una clamorosa battuta d'arresto perché «contrariamente a quanto hanno sostenuto il DT e i Comuni di Lugano, Porza e Canobbio nel corso della vertenza, essa non è assimilabile a un ponte. E la legge federale sulla protezione delle acque vieta di coprire i fiumi, salvo eccezioni molto limitate». Di conseguenza, «sebbene il Tribunale federale abbia rinviato la causa al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM), quest’ultimo non potrà decidere se non nel senso in cui il Tribunale federale si è già espresso».
A questo proposito, l’associazione richiama «lo studio di una proposta di viabilità alternativa», elaborato nel 2020 e presentato al Dipartimento del territorio. Un progetto che «dimostra che la rotonda sul Cassarate non è vincolata a quella posizione sul fiume e che, pur partendo da previsioni di traffico elevate – oggi rivelatesi ingiustificate – si sarebbe potuto concepire fin da allora una soluzione capace di preservare i valori del territorio e di funzionare meglio di quella ufficiale».




