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CANTONE
16.05.2021 - 22:510
Aggiornamento : 17.05.2021 - 09:32

«L’Udc fa gli interessi della lobby del petrolio»

I Verdi del Ticino reagiscono al video sulla legge sul Co2 diffuso oggi dal partito di Marco Chiesa.

«Fanno leva sulle paure della popolazione», sottolinea la co-coordinatrice del partito ecologista Samantha Bourgoin.

BELLINZONA/BERNA - È un video forte quello pubblicato oggi dall’Unione Democratica di Centro in merito alla Legge sul Co2 in votazione il prossimo 13 giugno. E il commento di Samantha Bourgoin, co-coordinatrice dei Verdi del Ticino, non si fa attendere: «L’UDC fa credere di fare gli interessi degli svizzeri, quando in realtà fa quelli del mondo rappresentato dall’ex presidente del partito e consigliere nazionale Albert Rösti, capo dell’Associazione svizzera dei petrolieri Swissoil. La legge andrebbe infatti a incrementare il costo di alcuni combustibili fossili, e quindi a sfavorire la lobby».

I riferimenti dell’Udc - Una posizione netta, quella di Bourgoin, anche per quanto riguarda le rappresentazioni usate nel video: «Loro prendono di mira il diverso, e vogliono mettere paura alla gente. Lo si legge fra le righe nel riferimento agli immigrati, così come nel loro sottolineare la divisione partitica. Si attribuisce così la responsabilità del progetto di legge a Verdi e Socialisti, quando in realtà tutti i partiti, tranne l’UDC, l’hanno votato». Al Consiglio degli Stati sono stati in effetti 33 contro 5 a dare il loro consenso alla sua approvazione, 129 contro 59 al Consiglio Nazionale. «La legge è stata sostenuta da tutti i politici che hanno a cuore gli interessi della popolazione, e non delle lobby». 

Il lato economico - Parlando poi della dimensione economica, la granconsigliera tiene a sottolineare che puntare sulle energie rinnovabili «vuol dire stimolare l’economia locale e la creazione di posti di lavoro, mentre la produzione di petrolio non fa che alimentare una dipendenza energetica da Paesi esteri». Il cambiamento climatico avrebbe inoltre un costo non solo in termini ambientali, ma anche monetari, in quanto implicherebbe più disastri ambientali dovuti all’estremizzazione delle manifestazioni atmosferiche. Questo si tradurrebbe in più tempeste, più straripamenti, più frane, «per dei costi che in passato sono arrivati addirittura a sfiorare i 3 miliardi annuali a livello nazionale». Secondo i Verdi non agire sul cambiamento climatico porterebbe dunque a spese molto superiori a quelle della legge sul Co2.

Tassa o disincentivo? - Sarebbe inoltre errato dire che un sì alla legge sul Co2 comporterebbe delle nuove tasse, spiega Bourgoin: «Si parla in realtà di disincentivi, che vengono comunque interamente ridistribuiti». Sì, perché la legge prevede che due terzi di questo capitale vada alla popolazione, attraverso deduzioni dei premi di cassa malati, e un terzo ad alimentare un fondo di investimento per la riduzione del riscaldamento climatico. 

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