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LUGANOBambine abusate «con atti invasivi, lesivi e odiosi», condannato

06.12.23 - 12:02
Dovrà scontare tre anni e dieci mesi di carcere il 68enne del Luganese che molestò sessualmente sei minori.
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Bambine abusate «con atti invasivi, lesivi e odiosi», condannato
Dovrà scontare tre anni e dieci mesi di carcere il 68enne del Luganese che molestò sessualmente sei minori.

LUGANO - Tre anni e dieci mesi di carcere, tutti da scontare. Più un trattamento ambulatoriale e il divieto a vita di svolgere qualsiasi attività professionale o extraprofessionale a contatto con minori. È questa la pena decisa oggi alle Assise criminali per il 68enne del Luganese che, spacciandosi per un terapeuta, ha abusato sessualmente di sei bambine e ragazzine tra i sei e i 15 anni.

L'uomo, come già stabilito lo scorso luglio, è stato giudicato colpevole di ripetuta coazione sessuale, ripetuti atti sessuali con fanciulli, ripetuta pornografia, ripetuta falsità in certificati ed esercizio abusivo di attività sanitaria.

La pubblica accusa, lo ricordiamo, aveva chiesto cinque anni di carcere, più un trattamento ambulatoriale di lunga durata, mentre la difesa aveva proposto un massimo di tre anni di detenzione e che la pena ancora da scontare venisse sospesa condizionalmente a favore di una terapia ambulatoriale.

«Agire morboso» - «Quelli commessi dall'imputato sono atti invasivi, lesivi e odiosi», ha sottolineato il giudice Amos Pagnamenta. «Ogni minorenne ha il diritto di approcciare la sfera sessuale con i propri tempi e modi, e non certo a seguito dell'agire morboso di un adulto». Aggrava la sua colpa «il fatto che ha causato sofferenze psichiche alle bambine, e va considerato che ha abusato di più bambine e reiterato il suo agire per un lungo lasso di tempo».

Il 68enne ha «pianificato tutto sostenendo di aver rilevato blocchi energetici e tensioni nelle sue vittime» e di potervi porre rimedio stimolando i loro chakra, ha proseguito il giudice. «Millantando capacità di guarigione e titoli di studio ingannava così le minori e i loro genitori».

«Ha negato l'innegabile» - Per la Corte, «nonostante la diagnosi di pedofilia l'uomo era in grado di trattenere i suoi istinti». Durante il corso dell'inchiesta, «non ha poi affatto collaborato: sì, ha ammesso di aver massaggiato le bambine, ma mai nelle parti più intime. Ha inoltre tentato di negare anche l'innegabile fornendo delle spiegazioni astruse e tentando di arrampicarsi suoi vetri».

Ancora oggi, ha concluso Pagnamenta, «parla di comunicazioni sbagliate, ma la verità è che quegli atti non li doveva commettere punto e basta. E non si è nemmeno scusato con le bambine che ha reso sue vittime».

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