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CANTONE
21.07.2020 - 14:370
Aggiornamento : 21:22

«Ho aperto la porta e mi hanno ammanettata, è stato un film»

Parla la moglie di uno degli indagati nell’operazione Imponimento contro la ‘ndrangheta tra Calabria e Svizzera.

Dalle manette alla casa sottosopra. «Siamo in un incubo». Il 60enne ha visitato il cugino del canton Argovia proprio domenica.

LUGANO - «Sono arrivati alle tre di notte. Hanno bussato forte alla porta. Gridavano “incendio”. Quando ho aperto mi sono ritrovata davanti gli agenti, mascherati, che mi hanno ammanettata». Inizia così il racconto della moglie del 60enne del Luganese, operaio comunale a metà tempo, il cui nome figura nella lista degli indagati nell’operazione “Imponimento”, un maxi blitz anti ‘ndrangheta tra Calabria e Svizzera.

La donna si mostra sconvolta. «Io non so niente. Siamo in Svizzera da trent’anni e torniamo in Calabria una o massimo due volte all’anno. È irreale». Gli agenti della Fedpol sono rimasti in casa sua fino alle 9.30 del mattino. Hanno perquisito tutta l'abitazione. «Hanno preso cellulari, il computer di mio figlio. Anche telefoni vecchi inutilizzati, rimasti chiusi in un cassetto. Fotografavano tutto».

Al momento il marito, portato via con le manette, si trova ancora sotto interrogatorio. E lei sta facendo ordine in casa. «Sembra un porcile. Hanno aperto tutto. Io non capisco cosa sta succedendo. Non sono neppure andata al lavoro».

La donna parla di un cognome «forse scomodo». «Se abbiamo parenti che possono aver fatto qualcosa, non vuol dire che siamo coinvolti anche noi» dice in lacrime. In effetti un cugino del 60enne è stato arrestato nel canton Argovia. E i due si sono incontrati proprio la scorsa domenica. «È andato a trovarlo, perché ha accompagnato mia figlia in Svizzera interna ed è passato a fargli un saluto. Ma lunedì mattina era già qui. Mi ha detto che alle 21 erano già a letto».

La donna è incredula. Ma le indagini parlano di «investimenti e traffici illeciti della cosca Anello-Fruci» legati ad «armi, gestione di attività economiche, riscossione di soldi e trasporto di contanti» tra la Svizzera e Filadelfia, in Calabria. «Se avessimo i soldi non vivremmo in un appartamento e io non mi sveglierei tutti i giorni alle 5 per andare a fare le pulizie» si difende lei. E conclude: «A me non piace che la gente parli. Mi vergogno, vorrei non uscire più di casa. Speriamo sia solo un incubo».

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