«Licenziati, ma a disposizione»: la rabbia degli agenti Securitas dopo i tagli a Chiasso

Un gruppo di ex "securini" esprime il proprio malumore per la gestione dei licenziamenti dopo la chiusura del centro federale d’asilo e offre uno spaccato di un mestiere tutt'altro che semplice.
CHIASSO - Hanno ancora il dente avvelenato gli agenti Securitas coinvolti nei recenti licenziamenti dopo la chiusura del centro federale d’asilo di Chiasso. Tra loro, come già detto, principalmente personale che presso l'agenzia di sicurezza aveva costruito la propria identità professionale, e trascorso anche più di un ventennio.
Ne abbiamo incontrati alcuni, accompagnati da un rappresentante del sindacato Ocst, per un confronto utile a fare luce su diversi aspetti operativi della loro attività, così come sulle condizioni che sono state presentate loro all'atto del licenziamento. O della «ristrutturazione», come viene definita in questi casi.
Ad oggi, le persone interessate dai tagli sembrerebbero essere otto, anche se il quadro complessivo resta in evoluzione.
«Nessuna proposta alternativa, ma piena disponibilità per tre mesi»
Secondo quanto riferito, agli agenti interessati non sarebbe stato proposto alcun «paracadute sociale» o misura di accompagnamento concreta. Di piano sociale, chiaramente, nemmeno l'ombra, non essendo dovuto*.
Durante i tre mesi di disdetta, tuttavia, sarebbe stata richiesta la loro disponibilità a svolgere altre mansioni. «Ci hanno chiesto di metterci a gestire del traffico», raccontano. Una disponibilità che, stando alle testimonianze raccolte, sarebbe stata di fatto vincolante. «In caso di rifiuto sono state paventante possibili ripercussioni sul salario».
La percezione di una sostituzione
Dall’incontro è emersa ancora una volta la percezione, condivisa da più lavoratori, di un cambiamento nella composizione del personale. Senza poter trarre conclusioni definitive, diversi agenti segnalano come, parallelamente ai tagli, si stiano privilegiando figure con condizioni contrattuali meno onerose - in particolare contratti di tipo C, tipici del personale ausiliario - a fronte dell’uscita di lavoratori con maggiore anzianità e contratti più favorevoli. Tra questi ultimi vi sarebbero anche profili con stipendi considerati «decorosi», in alcuni casi superiori ai 4.000 franchi netti mensili.
Ricordiamo che il direttore regionale di Securitas, Stefano Moro, aveva smentito le voci riguardo una sostituzione con personale non specializzato, confermando sì nuove assunzioni, ma di «persone accreditate per altre attività».
Un mestiere complesso, a volte rischioso
Altro punto delicato emerso dal colloquio riguardava la natura delle mansioni svolte. Gli agenti hanno infatti riferito di aver operato in un contesto ritenuto complesso e talvolta a rischio, intervenendo anche in situazioni di tensione o violenza. C'è persino chi ha ammesso di essere stato coinvolto in procedimenti giudiziari a seguito di interventi operativi, pur conclusisi con un non luogo a procedere. In tali circostanze, è stata infine segnalata una presunta mancanza di supporto legale da parte del datore di lavoro.
Nessuna certezza di una riapertura
C'è infine l'incertezza di chi è ancora in bilico. Al momento non vi sono garanzie sulla riapertura del centro di Chiasso. Lo conferma la stessa Segreteria di Stato della migrazione (SEM), da noi contattata: «Non è ancora stata fissata alcuna data di riapertura. Questa dipenderà dal numero di domande d'asilo ricevute e dalle relative capacità di accoglienza. Di norma, dopo le vacanze estive, rivediamo le nostre previsioni e adeguiamo le capacità necessarie di conseguenza».
In caso di non riapertura, Moro era stato chiaro: «I licenziamenti, in quel caso, saranno molti di più».
Ocst: «Colloqui negati»
Le testimonianze raccolte delineano dunque un quadro di forte incertezza, in cui alla perdita del posto di lavoro si aggiungono interrogativi sulle modalità di gestione del personale e sulle tutele offerte a chi opera in prima linea in contesti delicati.
Resta ora da capire se e come evolverà la situazione nelle prossime settimane, anche alla luce dei margini d'intervento delle parti sindacali. Che al momento non sembrano molti, come ha ammesso Robertino Bay, di Ocst: «A più riprese abbiamo chiesto un colloquio con la direzione. Ma fino a questo momento ci è sempre stato negato. Nel limite del possibile stiamo cercando di tutelare questi lavoratori, alcuno anche con situazioni personali molto delicate».
*Si apre una procedura di consultazione solo se i tagli interessano almeno il 10% della forza lavoro nelle aziende con 100-299 lavoratori e almeno 30 dipendenti nelle aziende con 300 o più lavoratori.



