Il collettivo "Io l'8 ogni giorno" boccia il numero unico anti violenza

Per le femministe la scelta, «dettata soprattutto da ragioni di risparmio», non sarebbe in grado di garantire un’accoglienza specializzata e coerente con i bisogni delle donne che subiscono violenza.
LUGANO - Una soluzione «low cost» che rischia di compromettere la qualità del servizio offerto alle vittime. Il collettivo femminista "Io l’8 ogni giorno" vede così la scelta del Consiglio di Stato ticinese di affidarsi al numero unico per la gestione dei casi di violenza.
L’attivazione della linea dedicata rientra, ricordiamo, negli obblighi previsti dalla Convenzione di Istanbul, sottoscritta anche dalla Svizzera. Tuttavia, secondo il collettivo, l’affidamento della gestione al Servizio LAV e alla Federazione cantonale ticinese servizi autoambulanze solleva dubbi sulla capacità di garantire un’accoglienza specializzata e coerente con i bisogni delle donne che subiscono violenza.
Per il collettivo si tratterebbe di una scelta dettata soprattutto da ragioni di risparmio. «Affidare un servizio così delicato a strutture già impegnate su altri fronti invece di investire in personale dedicato e formato ha il sapore di una soluzione al ribasso», affermano le attiviste, sottolineando come la protezione delle vittime richieda risorse adeguate.
Un altro punto critico riguarda la copertura del servizio. Fuori dagli orari d’ufficio del LAV, le chiamate verrebbero infatti deviate a un servizio che invita a richiamare nei giorni feriali tra le 9 e le 16. Una modalità che, secondo il collettivo, contraddice l’idea stessa di un numero attivo 24 ore su 24, soprattutto per chi può chiedere aiuto solo in momenti di relativa sicurezza.
Le attiviste sottolineano inoltre l’importanza di garantire un ascolto specializzato e la possibilità, per chi lo desidera, di parlare con una professionista donna, aspetto ritenuto essenziale soprattutto nei casi di violenza sessuale.
Il collettivo chiede quindi al Cantone di investire maggiormente nel sistema di protezione e di avviare la creazione di un vero centro antiviolenza cantonale che riunisca competenze sociali, psicologiche, sanitarie e legali in un’unica struttura coordinata.
«Accogliamo l’introduzione di un numero dedicato, ma non è sufficiente», conclude il collettivo. «Le donne del nostro cantone meritano un sistema all’altezza della gravità del fenomeno e della loro dignità».



