La fede in Ticino: oltre cinquecento le comunità religiose presenti

Lo dicono i dati della ricercas "Re:Spiri – Cartografia della diversità religiosa e spirituale del Canton Ticino".
BELLINZONA - Cinquecento comunità religiose appartenenti a 10 tradizioni diverse, con una maggioranza di comunità cristiane, affiancate da comunità bahá’í, buddiste, ebraica, induiste, musulmane, da nuovi movimenti religiosi, nuove spiritualità, comunità esoteriche e spiritiche. È quello che emerge dalla ricerca "Re:Spiri – Cartografia della diversità religiosa e spirituale del Canton Ticino" presentata nel corso di una conferenza cui hanno preso parte circa 200 persone.
Quasi una comunità e mezza ogni 1'000 abitanti - In termini di densità religiosa questi numeri si traducono in 1,42 comunità religiose ogni 1'000 abitanti, un dato che supera la media nazionale.
I risultati dell'indagine - confluiti in una carta cartacea e interattiva e pubblicati all’interno di un numero speciale dell’Annuario di Storia Religiosa della Svizzera italiana della Facoltà di teologia di Lugano - portano in evidenza anche «la distribuzione dei luoghi di culto e l’accesso allo spazio delle comunità religiose», con dati sugli edifici utilizzati, le modalità d’uso e lo statuto di occupazione.
Dove si riuniscono - Risulta che 356 comunità si riuniscono in edifici religiosi, ovvero edifici concepiti e costruiti appositamente per accogliere le pratiche religiose e spirituali - si legge in un comunicato diramato dal Dipartimento delle istituzioni - 41 in locali commerciali, 13 in appartamenti, 5 in locali industriali e 12 in altri spazi, principalmente sale pubbliche in affitto. La ricerca è inoltre arricchita dalle fotografie di Elizabeth La Rosa, che ha curato l’inserto fotografico dell’Annuario.
Alla serata hanno preso parte rappresentanti istituzionali, tra cui il Consigliere di Stato Norman Gobbi e la Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti. La presentazione della ricerca è stata curata da Tatiana Roveri, coautrice dello studio realizzato da un’équipe di ricerca del Centro intercantonale di informazione sulle credenze (CIC), composta inoltre da Federica Moretti, Mischa Piraud e Manéli Farahmand. La professoressa Irene Becci dell’Università di Losanna ha offerto una prospettiva internazionale sul riconoscimento della diversità religiosa. Una tavola rotonda moderata da Michela Trisconi, con la partecipazione di Francesca Luisoni, collaboratrice scientifica del Centro di dialettologia e di etnografia del Canton Ticino, e di Alberto Palese, esperto di Storia delle religioni, è aggiunto alla Capa Sezione Insegnamento Medio del Canton Ticino, ha infine permesso di discutere il rapporto tra religione e territorio, evidenziando le sfide e le opportunità per le politiche pubbliche di riconoscimento della diversità religiosa.
Norman Gobbi: «Un contributo alla riflessione sulla società ticinese» - Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sottolineato che grazie a Re:Spiri «le istituzioni, conoscendo la distribuzione e i bisogni specifici delle comunità religiose, possono dialogare meglio con loro, favorendo la partecipazione attiva alla vita pubblica e rafforzando il senso di appartenenza alla società. Inoltre, una mappatura aggiornata e accessibile consente di monitorare l'evoluzione della diversità religiosa». La cartografia digitale interattiva rappresenta un utile strumento di consultazione, accessibile a istituzioni, ricercatrici e ricercatori e tutta la cittadinanza interessata ad approfondire il tema. «I dati raccolti - prosegue il comunicato - evidenziano inoltre le sfide che le comunità religiose si trovano ad affrontare, tra cui la ricerca di spazi adeguati per il culto, il ricambio generazionale e la sostenibilità finanziaria. La ricerca ha messo in luce anche la crescente importanza delle tecnologie digitali nella vita religiosa, accelerata dalla pandemia da Covid-19».
Marina Carobbio Guscetti: «la cartografia è un buon esempio di strumento nato e sviluppato grazie a una collaborazione interistituzionale» - La Consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti ha dal canto suo affermato che «la cartografia è un buon esempio di strumento nato e sviluppato grazie a una collaborazione interistituzionale che sarà prezioso anche per l’attività svolta nelle scuole». In particolare - ha detto - «penso al corso obbligatorio e aconfessionale di Storia delle religioni, che in Ticino è realtà in quarta media da ormai cinque anni, e che ha tra le proprie finalità quella di permettere a tutte le allieve e gli allievi delle scuole ticinesi di meglio comprendere sia la loro storia e quella del nostro territorio, che i vissuti, le pratiche e le esperienze di persone che vengono da culture o percorsi diversi».



