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LUGANOUna Lugano sempre più cripto: «C'è chi ha creduto nei Bitcoin e che vuole spenderli»

06.10.22 - 06:30
Si verrà (anche dall'estero) sulle rive del Ceresio per comprarsi un gelato, una Ferrari, o una casa in criptovalute?
Davide Giordano / Tio / TiPress
Una Lugano sempre più cripto: «C'è chi ha creduto nei Bitcoin e che vuole spenderli»
Si verrà (anche dall'estero) sulle rive del Ceresio per comprarsi un gelato, una Ferrari, o una casa in criptovalute?
La visione del Municipio è chiara: «È un mondo che cresce e che non ci abbandonerà»

LUGANO - Da qualche giorno si possono acquistare hamburger, patatine e gelati pagando con le criptovalute, al McDonald's di Lugano.

La notizia ha già fatto parlare di sé anche al di fuori dei confini nazionali, con la città sul Ceresio che sta proseguendo spedita nella sua strada per diventare un polo, un vero e proprio centro di riferimento per le monete virtuali a livello europeo. 

Oltre al Bitcoin, si possono pagare i propri pasti anche con Tether - la criptovaluta legata al dollaro - e la moneta virtuale comunale della città, LVGA. Ma perché proprio McDonald's? E chi acquisterà hamburger in bitcoin? Lo abbiamo chiesto al Sindaco di Lugano, Michele Foletti e al Segretario Comunale, Robert Bregy.

Cosa sta succedendo?
Foletti: «È un progetto pilota che fa parte di quanto abbiamo annunciato il 3 maggio con l’accordo con Tether, di sviluppare questo "Plan B "a Lugano. Uno dei punti importanti era quello di facilitare l’accettazione di Bitcoin, Tether e LVGA ai commerci e prestatori di servizio, partendo dalle basi solide e concrete del LVGA».

Il LVGA funziona bene, quindi?
Foletti: «Ci sono 7’000 cittadini di Lugano che hanno già un wallet in LVGA e più o meno 600 commercianti che accettano LVGA. Più del 10% dei cittadini la utilizzano, e considerando che siamo partiti in piena pandemia a dicembre 2020 credo sia un buon successo. Inoltre, penso che a livello internazionale non ci siano tante monete digitali comunali che abbiano avuto questo successo. E questa è una buona base di partenza per amplificare questo nuovo modo di pagamenti commerciali, introducendo anche Bitcoin e Tether».

Quindi McDonald's...
Bregy: «Siamo partiti con i primi test pilota con un gruppo ristretto (ma eterogeneo) di negozi e attività economiche e prevediamo che da qui a fine ottobre potrebbe ampliarsi a un centinaio di attività. Chiaramente essendo un progetto pilota era importante avere anche un’attività, come McDonald’s, con un giro importante, oltre a negozi più locali. Se ci sarà un feedback positivo, partiremo anche con tutti gli altri interessati che si sono fatti avanti». 

A cosa servirà questo progetto?
Foletti: «È da marzo che con i nostri partner sviluppiamo questo sistema di pagamento, che oltre ad accettare le carte di credito accetta anche Bitcoin e Tether. In questi giorni abbiamo quindi iniziato a fare i primi test con una decina di commercianti per capire la validità di questa soluzione informatica e l’integrazione dei dati con i loro sistemi contabili. Bisogna fare in modo che l’integrazione delle criptovalute sia il più facile possibile per i commerci».

Ma i commercianti non hanno paura della volatilità della moneta virtuale?
Bregy: «La volatilità è azzerata perché il servizio che viene offerto permette una conversione in tempo reale dell’incasso effettuato. Il rischio si riduce a un periodo ristretto».

Quindi quando qualcuno paga con i bitcoin, in realtà l’azienda riceve subito il corrispettivo in franchi?
Bregy: «Sì... beh in realtà è una scelta delle aziende, sta a ognuno decidere quello che vuole fare».

Qual è il commerciante tipo che è interessato a offrire questi metodi di pagamento?
Foletti: «In molti si sono detti interessati, ma nel caso del bitcoin soprattutto i commercianti che vendono prodotti costosi. Chi ha Tether e LVGA, che sono due criptovalute legate alle valute, si compra tranquillamente un caffè perché si possono fare delle transazioni veloci con dei costi di commissione concorrenziali rispetto alle carte di credito. Chi ha bitcoin di solito non cerca un caffè ma un'auto o un cappotto, è una moneta che ha un alto valore di investimento». 
Bregy: «Oltre a quelli menzionati sopra ci sono gli utenti che vogliono per una volta provare l’esperienza di fare un acquisto con le criptovalute. L’utente che va da Mcdonald’s e in Bitcoin compra l'hamburger per provare questa modalità». 

È anche una questione di turismo, quindi?
Foletti: «Non dimentichiamoci che c’è una parte della popolazione (non solo luganese) che nei bitcoin ci ha creduto fino all’inizio e che vuole spenderli. A livello mondiale si calcola che lo 0,8% della liquidità presente sul mercato mondiale sono criptovalute. Sembra una percentuale piccola, ma i volumi sono enormi. Quindi se Lugano dovesse diventare una città crypto-friendly chi vuol fare questo tipo di esperienza sa che potrà venire a Lugano a comprarsi o un gelato, o la Ferrari, o la casa in criptovalute».

Cosa direbbe ai cittadini preoccupati dell’impatto ambientale?
Foletti: «Che questo effetto, di cui hanno parlato molti studi, è da relativizzare. Noi del plan B non abbiamo mai messo come obbiettivo quello di "minare" a Lugano o in Ticino. Sul piano del mining abbiamo invece messo un forte accento sull'ottimizzazione dei sistemi di mining e sugli investimenti per renderlo più efficiente, soprattutto utilizzando il calore del mining per altri scopi, come il riscaldamento. Da questo punto di vista abbiamo già delle aziende che sono attive in sistemi sostenibili che stanno venendo a Lugano per svilupparli e migliorarli. Crediamo che ci sia un ampio margine di miglioramento nell’efficienza di questi sistemi».

Però, il consumo d'energia...
Foletti: «Sull’impatto generale delle criptovalute sul sistema energetico direi che se un giorno le criptovalute dovessero sostituire le carte di credito si allevierebbe l’enorme consumo di energia dovuto alle carte di credito e alla centralizzazione dei sistemi informatici. Con le criptovalute si utilizza infatti un sistema decentralizzato che non usa i mega-server che oggi sono in funzione. Nel futuro, lo sviluppo di questa tecnologia peer-to-peer (che taglia fuori i server) permetterà di abbassare i consumi generali di quello che è la digitalizzazione nell’uso quotidiano».

Quanta gente pensa che utilizzerà questo metodo di pagamento?
Foletti: «Difficile a dirsi, non sapendo quanti cittadini abbiano criptovalute. Dal successo degli eventi e dall'interesse che ci hanno dimostrato le persone (ad esempio nella serata organizzata dai movimenti) giovanili credo che qualche centinaio di persone (se non un migliaio) abbiano delle criptovalute che possono utilizzare».

Si parla quindi di giovani...
Foletti: «Il target di Plan B sono proprio i giovani. Tutto quanto nasce per dare un’opportunità ai nostri giovani di formarsi nell’ambito blockchain per avere quelle competenze che le aziende stanno oggi cercando e che non trovano, come dimostra il successo della Summerschool che abbiamo lanciato quest’estate: abbiamo avuto 90 studenti provenienti da 26 Paesi differenti».

Appuntamento a...?
Foletti: «All'evento Forum Plan B previsto il 28 ottobre al Palazzo dei Congressi qualsiasi persona curiosa di capire questo mondo troverà un’ampia possibilità di informarsi compiutamente e farsi un’idea di cos’è questo mondo nuovo che è nato, che cresce, e che non ci abbandonerà». 

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