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«Qui viene giù tutto, incassi crollati del 90%»

Cantone«Qui viene giù tutto, incassi crollati del 90%»

16.09.22 - 06:30
Benzina a 2 franchi e 20. C'è chi chiude, chi riduce orari e stipendi, e c'è chi "regala" surgelati.
Foto Davide Giordano
«Qui viene giù tutto, incassi crollati del 90%»
Benzina a 2 franchi e 20. C'è chi chiude, chi riduce orari e stipendi, e c'è chi "regala" surgelati.

VACALLO - «Sempre peggio». Affida a due secche e lapidarie parole il proprio sconforto, Simone Tettamanti. Lui è il proprietario della stazione di servizio BP di Pizzamiglio-Vacallo, proprio davanti alla dogana, dove i venti tempestosi che portano i prezzi del carburante alle stelle qui arrivano prima che nelle zone più interne del Ticino. «Ma non si era mai vista una cosa del genere - dice - nemmeno quando nel 2008 il prezzo del petrolio era arrivato a 140 dollari al barile. È lecito domandarsi che forse qui qualcuno ci specula? O non possiamo dirlo?». 

Quei 20 centesimi al litro in più che qualcuno si mette in tasca - Il riferimento è neanche tanto velatamente rivolto alle compagnie. Secondo Tettamanti «qui ci sono almeno 20 centesimi che ballano» e che qualcuno si mette beatamente in tasca. Alla faccia di gestori e consumatori. «Oggi la benzina qui da me è a due franchi e zero sei, ma leggo in giro su certi cartelli 2 franchi e venti. Sa cosa significa tenere questi prezzi? Nel mio esercizio l'80% in meno di incassi, 80% in meno!» scandisce una seconda volta.

Capisco gli svizzeri che vanno a fare il carburante in Italia - Da dietro le vetrate del suo ufficio le vede quelle macchine con targa svizzera che prima entravano al suo distributore e adesso tirano dritto per incolonnarsi alle pompe di benzina italiane. Così come quelle dei frontalieri che da tempo dai benzinai svizzeri non si fermano neanche più per comprare nemmeno della cioccolata. «Li capisco gli svizzeri che vanno in Italia a fare benzina, cosa altro possono fare? E per noi la vedo nera: o reintroducono le accise in Italia o la Confederazione si decide a fare qualcosa, altrimenti qui qualcuno ha cominciato a chiudere».

Spuntano i primi cartelli di chiusura definitiva - Come il gestore di uno dei cinque distributori che sono situati nella stessa zona dove ha sede la sua stazione di servizio. «Sa, come proprietario io tengo botta ma accettando di lavorare in perdita». La sua rinuncia va a braccetto con quella cui ha dovuto sottoporre i suoi dipendenti: Tettamanti li ha chiamati nel suo ufficio e ha parlato loro chiaramente. «Non voglio licenziare nessuno ma devo farvi lavorare di meno». Meno ore, meno soldi. È il circolo vizioso dell'impoverimento che raggiunge il vertice ma anche il basso: i gestori - quelli che tengono sotto la scrivania il cartello chiuso e seppur tentati dall'esporlo resistono - e il personale che deve accontentarsi di un deprezzamento del salario e per evitare di perdere il lavoro si accontentano. 

Nessuno fa niente per risolvere questa situazione - «Io qui ho investito - racconta - e anche se siamo in quella linea di confine tra sopravvivenza e perdita non me la sento di mettere le catene e un cartello di fine attività alla mia stazione». Lui come tanti benzinai è in balia dei cambi di luna delle oscillazioni congiunturali dei prezzi, perché «ciò che riescono a fare le associazioni di categoria non basta per fronteggiare un quadro così catastrofico e il governo non fa niente». 

Stessa musica nel Malcantone e al Gaggiolo - Il tenore delle dichiarazioni non muta di molto se ci si sposta nel Malcantone: Pietro Lurati, ingegnere, è il responsabile marketing del Gruppo Euro Service che ha punti vendita in diverse zone del Ticino, fra cui la storica sede di Caslano aperta dal papà nel 1964. «Avendo più punti vendita sopravviviamo per compensazione - spiega - i punti rifornimento che fanno incassi buoni colmano i vuoti di cassa di quelli in difficoltà. La stazione dove si è registrato il calo più drammatico è quella di Ponte Tresa, con un 90% in meno di volume d'affari. Quella che va molto bene invece è Giubiasco».

Stazione di servizio e store di surgelati - Se gli affari con i carburanti non vanno come dovrebbero, si cercano altre vie commerciali: tante stazioni di servizio hanno introdotto nei loro spazi dei piccoli store; per Caslano, Lurati ha dato la propria benedizione di esperto di marketing offrendo ai clienti che fanno il pieno di benzina o diesel la possibilità di acquistare una varietà di prodotti surgelati. «Si cerca di ovviare alle minori entrate - dice - dopo l'ufficio cambio abbiamo pensato a questa soluzione che devo dire è agevolata da una clientela storica e da quella nuova che viene a comprare a prezzi economici nella nostra stazione di servizio pasta, carne, pesce e altri prodotti surgelati».

Gli appelli inascoltati delle associazioni di categoria - Al di là dei "correttivi commerciali» dei singoli, niente sembra far presagire a dei provvedimenti che la politica regionale o federale voglia o sia in grado di attuare: gli appelli delle associazioni di categoria come l'Associazione Ticinese Stazioni di Servizio fatti arrivare anche oltre il Gottardo a nulla o poco sono serviti. Persino un'interrogazione presentata in giugno dal Deputato al Consiglio nazionale Piero Marchesi (UDC) è ancora in attesa di una risposta. «Tra i nostri affiliati vi sono state chiusure - è l'esordio amaro di Matteo Centonze, presidente di ATSS - e proprio per esempio a Pizzamiglio. Abbiamo ridimensionamenti dei turni (turno unico) e addirittura chiusure nei fine settimana». 

Proprio quei fine settimana dove un tempo il "turismo del pieno" riempiva le stazioni di servizio ticinesi: turismo che ha cambiato di direzione di marcia. Basta farsi un giro la domenica ai valichi per vedere le file dei ticinesi che passano il confine per andare in Italia a fare la spesa, il pieno di carburante o fare acquisti per la casa. «Noi continuiamo a sensibilizzare la politica sulle difficolta del settore - afferma Centonze, anche con l’associazione nazionale Avenergy». Ma intanto la griglia delle insegne dei prezzi continua a riportare sempre la stessa sconsolante sequenza di numeri con quel 2 iniziale: gli automobilisti tirano dritto, la Svizzera di una volta del pieno a basso prezzo si chiama adesso Italia.

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