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Elisabetta, come una di famiglia

ARCEGNOElisabetta, come una di famiglia

09.09.22 - 06:30
La tristezza di David Roscoe, ex cameriere della regina britannica appena deceduta.
TiPress
Elisabetta, come una di famiglia
La tristezza di David Roscoe, ex cameriere della regina britannica appena deceduta.

ARCEGNO - Per lui le ultime ore sono state da groppo in gola. David Roscoe, 68 anni, è un simpatico signore che vive ad Arcegno, nel Locarnese. La morte della regina Elisabetta lo ha colpito profondamente. Il motivo è presto detto: è stata la sua prima datrice di lavoro. «Avevo solo 16 anni quando entrai a Buckingham Palace. Come cameriere. Mi candidai spontaneamente. Con una lettera scritta di mio pugno. Ricordo ancora lo stupore di mia madre. Non poteva credere che mi avevano davvero assunto».

David, che per lavoro girerà il mondo, resterà al servizio della sovrana britannica per due anni. «Non li scorderò mai. Non potevamo nemmeno sfiorarla la regina. Però era davvero elegante. Una persona gentile, affascinante. Una volta portò me e i miei colleghi in Asia per un viaggio di due mesi. Ero emozionatissimo. Fu la prima volta che volai. Pensate che in seguito ho fatto anche lo steward».

In un angolo della sua casetta situata nel nucleo di Arcegno, David custodisce diversi ritagli di giornale. Interviste che gli sono state fatte negli anni. «Perché, anche se si tratta di una storia vecchia, lavorare per la regina Elisabetta non è mica da tutti. Per me è stato un doppio onore. Anche perché mia madre, come la maggior parte degli inglesi, stravedeva per la regina. Seguiva ogni vicenda di Buckingham Palace. Ricordo quegli anni con grande tenerezza e mi viene in mente quando la madre della regina, un giorno d'inverno, cadde in giardino. Io non sapevo cosa fare. Ci era stato detto che i reali non si potevano toccare. Ma di fronte alla caduta di una signora c'era poco da essere formali. Mi avvicinai e le tesi la mano». 

L'umore di David, che in Svizzera ci è arrivato qualche anno fa per amore, è davvero sottosopra. «Sono nato a Bolton, nei pressi di Manchester. Qualsiasi inglese è sotto choc. La regina è la regina. E poi io ho lavorato per lei. Mi ricordo quando mi disse che ero incredibilmente giovane. Sottointendendo che ero anche bravo. Per me è come una persona di famiglia. È stata mia madre, ultranovantenne, a chiamarmi dalla Scozia giovedì per dirmi che qualcosa non stava andando bene con la salute della regina. Io ho capito subito che la situazione era seria. Quell'ambiente lo conosco. Non si muovono tutti in massa se la cosa non è grave. Sono ore davvero particolari per me. Se ne va un pezzo della mia vita».

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