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«Abbiamo esagerato con la produzione a basso costo»

CANTONE«Abbiamo esagerato con la produzione a basso costo»

30.05.22 - 20:00
Dipendiamo troppo da altri Paesi? In Europa non sappiamo fare più niente? L'economista Amalia Mirante su Piazza Ticino.
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«Abbiamo esagerato con la produzione a basso costo»
Dipendiamo troppo da altri Paesi? In Europa non sappiamo fare più niente? L'economista Amalia Mirante su Piazza Ticino.
La pandemia e la crisi tra Russia e Ucraina hanno messo a nudo tutte le nostre fragilità. Per la specialista bisogna tornare a produrre anche sul posto. Almeno in determinati settori.

LUGANO - Dalle materie prime al carburante, passando per l'energia elettrica. Dipendiamo troppo da altri Paesi? È il flop della globalizzazione? Dapprima la pandemia. Poi il conflitto tra Russia e Ucraina. Le crisi internazionali stanno sollevando grandi dubbi. «La globalizzazione serve – sostiene l'economista Amalia Mirante, ospite di Piazza Ticino –. Ma si è spinta troppo in là. La ricerca della produzione improntata sul basso costo ha portato un danno. Le nazioni "avanzate" oggi non sanno più "fare"».

La premessa – L'economista evidenzia comunque che la Svizzera esporta molto. «Vendiamo più di quello che comperiamo. Significa che manteniamo un sacco di posti di lavoro in Svizzera. Anche il resto del mondo dipende da noi. È chiaro che per produrre abbiamo bisogno di materie prime che arrivano dall'estero. E se scarseggiano, si crea un problema. Siamo diventati tutti più interdipendenti». 

«Non eravamo neanche in grado di produrre mascherine» – Mirante analizza il problema partendo dalla pandemia. «Pensavamo che tutto andasse bene. A un certo punto ci siamo resi conto di non essere neanche in grado di produrre delle mascherine. Siamo stati costretti a comprare macchinari dalla Cina. Non avevamo più l'etanolo per creare il disinfettante. Qualcosa era sfuggito di mano. È di fronte alle grandi difficoltà che ce ne rendiamo conto».

«Un'Europa senza idee» – Il tema dell'energia in Svizzera era già caldo prima delle crisi internazionali. «Potremmo pensare piano piano all'autosufficienza energetica. Io noto, in ogni caso, l'Europa in difficoltà. Manca di idee. Dipende troppo dalla Russia o dagli Stati Uniti, o da altre nazioni. Pensiamo alle auto elettriche. Bisogna prendere quella direzione, secondo me. Ma tutta la produzione sta in Cina. Non per forza occorre tagliare i ponti con altri Paesi. Ma serve più cautela in determinati settori strategici. E riprendere a produrre in loco. Almeno in parte. Un dato interessante è che gli USA si sono accorti di dipendere troppo dalla Cina per la questione dei microchip. E dunque hanno deciso di investire più sul posto».

Gente sfruttata – Si torna poi a parlare delle condizioni disumane dei lavoratori a cui finora è stata affidata parte della produzione mondiale. Finora non c'erano state vere mobilitazioni su questo tema. Ora ci si sta rendendo conto che la manodopera a basso costo comporta anche intoppi non da poco. «Come detto, noi quando poi capitano i disastri non sappiamo come comportarci. Perché tutto è stato delegato ad altri».

Le responsabilità dei consumatori – Mirante ribadisce: «Abbiamo delle responsabilità come consumatori. Non si può cambiare immediatamente il modo di produrre. Ma quando i consumatori fanno capire alle aziende che non sono più disposti ad accettare prodotti che violano determinate norme etiche a volte ci sono reazioni. Bisogna impuntarsi per ottenere risultati. Pensiamo alla produzione nell'ambito dei cambiamenti climatici. Quando le imprese si sono rese conto che quello era un problema sentito dai consumatori, hanno iniziato a cambiare i metodi di produzione. Le compagnie aeree hanno introdotto la compensazione del CO2. Diverse multinazionali hanno annunciato programmi seri in merito alle emissioni del CO2. Dobbiamo chiederci perché non riusciamo a fare altrettanto nell'ambito dei diritti umani. Sarà fondamentale per il futuro». 

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