«Dottori rubati agli altri Paesi, è ora di finirla»
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13.10.2021 - 18:380
Aggiornamento : 20:40

«Dottori rubati agli altri Paesi, è ora di finirla»

Mancheranno sempre più professionisti nella Svizzera italiana. Se ne è discusso su Piazza Ticino. Guarda il video.

Ospiti Franco Denti, presidente dell'Ordine dei medici ticinesi, e Marina Carobbio, consigliera agli Stati e medico.

LUGANO - Nella Svizzera italiana nel prossimo decennio potrebbe esserci una grossa carenza di medici. Soprattutto di famiglia. A ribadirlo è Franco Denti, presidente dell'Ordine dei medici ticinesi. Ospite su Piazza Ticino con Marina Carobbio, consigliera agli Stati oltre che dottoressa, Denti è stato esplicito: «I nostri dottori sono sempre più anziani. Sui circa 1000 medici attivi in Ticino, 332 hanno tra i 56 e i 65 anni, 106 tra i 66 e i 74 anni, 49 oltre i 75 anni. Mentre sotto i 45 anni abbiamo solo 145 medici. Aumentano, inoltre, le donne medico, che spesso lavorano a tempo parziale».

«Sistema di accesso agli studi inadeguato» – Il tema è di strettissima attualità anche considerando i recenti dati diramati dall'Ufficio federale di statistica: la crescita del numero di medici in Svizzera sta rallentando bruscamente. Senza contare gli effetti della pandemia, con molti professionisti che hanno deciso di abbandonare la professione. Marina Carobbio, che aveva depositato, invano, una mozione a Berna per abbattere il numero chiuso nelle facoltà di medicina, insiste: «Il Consiglio federale sosteneva che erano già stati fatti investimenti in passato. Ma non sono sufficienti. Bisogna portare avanti una politica per formare più medici. Anche il sistema di accesso agli studi di medicina non è più adeguato, gli esami non definiscono se una persona è veramente adatta a fare quel tipo di mestiere. Ci sono candidati esclusi che sarebbero davvero in gamba come medici».

Ora paghiamo anche quei decenni di blocco – È soprattutto il medico di famiglia a mancare. Un ruolo che col passare dei decenni ha perso sempre più prestigio. «È una professione di sacrificio con una remunerazione ridotta rispetto agli specialisti – spiega Denti –. Paghiamo anche le conseguenze dei decenni di blocco per l'apertura di nuovi studi medici. I dottori restavano negli ospedali o si specializzavano. E questo ha sottratto forze nuove alla medicina sul territorio. I medici sono inoltre confrontati con troppa burocrazia. Questo sottrae tempo al paziente e genera frustrazione». 

Il lato positivo della medaglia – In Ticino ci sono comunque lati positivi da considerare. Denti li illustra: «Abbiamo investito sulla facoltà di scienze biomediche dell'USI, sul master in medicina e sul progetto che permette la formazione di un medico assistente in uno studio privato. Sono risposte che comunque non bastano».

Le responsabilità della politica – Il sovraccarico pandemico preoccupa Carobbio. «La pandemia – ammette – ha reso evidente la necessità di formare più medici. La sanità è un servizio pubblico che garantisce cure alla popolazione. La politica ha una forte responsabilità. Ne è cosciente, ma non vara ulteriori decisioni accanto a quelle sancite in passato. Bisogna garantire maggiormente l'accesso alla formazione. Altrimenti dipenderemo sempre più spesso da medici che provengono da altre nazioni».

Una questione etica – «È un problema di costi – replica Denti –. Formare un medico costa tra i 300 e i 500.000 franchi. Soldi che arrivano da Cantoni e Confederazione. Il dramma è che questo ragionamento blocca ogni ipotesi di abolizione del numero chiuso. Bisogna chiedersi quanto sia etico continuare a ricorrere a medici che provengono dall'estero. Ci sono Paesi che investono per formare i loro medici. E c'è chi glieli porta via».   

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