Foto di Fabian Schoenenberger
CANTONE
20.08.2021 - 06:000
Aggiornamento : 09:33

«Noi alla scoperta degli iceberg della Val Bedretto»

Omaggio al ghiacciaio morente: la missione dei freerider Walter Brughelli e Thomas Rich.

Il riscaldamento globale sta provocando un disastro irreversibile: «La nostra esperienza diventerà un documentario. Vogliamo che la gente non dimentichi».

VALLE BEDRETTO - Con lo snowboard cavalcando gli iceberg dell'alta Valle Bedretto. In particolare quelli del Geren, ai confini col Vallese. Missione compiuta per i freerider Walter Brughelli, 32enne locarnese trapiantato ad Airolo, e Thomas Rich, 29 anni, spagnolo che abita ad Andermatt. «Lo scopo – sottolinea Brughelli – era quello di omaggiare il ghiacciaio del Geren, che purtroppo sta morendo». 

L'inizio della fine – Il riscaldamento globale, infatti, sta lentamente e inesorabilmente creando un danno irreparabile. Ai piedi del ghiacciaio da qualche tempo si è formato un laghetto da cui affiorano alcuni blocchi di ghiaccio simili a iceberg. «Per il ghiacciaio – sottolinea il freerider – purtroppo è l'inizio della fine. Anche per questo tutto quello che abbiamo fatto è stato riportato in un documentario di Fulvio e Niccolò Mariani (trasmissione Sottosopra, RSI). Forse diventerà anche un film di Artur Schmidt (e Iceberg Film). Si sta valutando l'idea. Tutti e tre in ogni caso ci hanno seguiti. E hanno fatto bene. Perché è qualcosa che probabilmente non potrà nemmeno più essere replicato. Perché questi iceberg si stanno sciogliendo, mese dopo mese, anno dopo anno». 

Venti gradi sotto lo zero – Una comitiva complessivamente composta da sei persone. «Anche il celebre fotografo Fabian Schoenenberger era con noi. Per documentare i fatti». L'avventura si è svolta in aprile, ma ha necessitato di diversi mesi di preparazione. «Tutto in assoluta sicurezza – racconta Brughelli, noto per avere partecipato a competizioni di freeride in tutto il mondo –. Eravamo preparatissimi. Tanto che quando Thomas è finito sotto una slavina siamo riusciti a localizzarlo e a liberarlo in pochi minuti». Il campo base del sestetto si trovava a 2.700 metri. «La temperatura era di circa 20 gradi sotto zero, 25 di notte».  

Una velocità di 45 chilometri orari – Da un iceberg all'altro con una tavola sotto i piedi. Aiutati da una corda da bungee jumping per prendere la rincorsa. «Abbiamo raggiunto una velocità massima di 45 chilometri orari. Oggettivamente questa esperienza rappresenta il culmine della mia carriera. Vale più di tante medaglie e di tanti trionfi. Tra l'altro siamo riusciti a dimostrare che anche nel nostro bellissimo Ticino c'è la possibilità di praticare questo sport. Non c'è bisogno di prendere aerei e volare lontano». 

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