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L'auto cappottata dietro al centro Lugano Sud, venerdì sera.
CANTONE
15.02.2021 - 06:000
Aggiornamento : 05.03.2021 - 12:14

«Alla fine, sono loro a pagare il prezzo più alto»

Una serata finita in tragedia a Grancia. Pro Juventute: «I giovani meritano attenzione. Occorre creare spazi sicuri»

Il direttore Ilario Lodi preoccupato dal disagio causato nei ragazzi dalla pandemia: «Dopo le restrizioni serviranno investimenti. Speriamo di avere imparato la lezione»

LUGANO - Il prezzo più alto è la vita di una 17enne, spezzata venerdì sera dallo schianto contro un pilastro di cemento a Grancia. È appesa a un filo invece quella di un 16enne, che viaggiava sul sedile posteriore. Gli altri tre giovani presenti sull'auto - tra cui il 20enne alla guida - sono stati dimessi sabato dall'ospedale.

Un prezzo altissimo. Mentre l'inchiesta di polizia cerca di far luce sulla dinamica dell'incidente avvenuto venerdì sera fuori dal centro Lugano Sud, il contesto che si delinea è quello di serate "rubate" alla pandemia, sul retro di un parco commerciale che - riferiscono i residenti - da tempo è diventato luogo di ritrovo di giovani. Piccoli gruppi, sempre in auto. A volte a gran velocità. 

Chi abita e lavora in zona ha raccontato a tio.ch/20minuti di «sgommate» e veicoli sportivi lanciati attorno agli stabili commerciali, ma anche di rifiuti di fast-food lasciati in bella vista. Anche se la zona non era considerata «particolarmente pericolosa» dalla Polizia cantonale, la presenza di giovani sarebbe aumentata negli ultimi mesi secondo i residenti. 

Un problema, il bisogno di svago dei ragazzi durante il lockdown, segnalato da più parti, e che preoccupa anche le Polizie comunali, in allerta per la settimana di carnevale. «Con le restrizioni anti-Covid i giovani nel nostro cantone hanno visto ridursi drasticamente gli spazi di divertimento» sottolinea Ilario Lodi di Pro Juventute. «Occorre creare più luoghi sicuri per i nostri ragazzi, che in mancanza d'altro ricercano spazi interstiziali fuori da ogni controllo».

La colpa in ogni caso «non è dei giovani ma degli adulti, che non sempre hanno dato grandi esempi di responsabilità» continua Lodi. «Le scene che abbiamo visto in diverse città ticinesi, penso agli assembramenti attorno ai take-away, non sono state certamente edificanti». Al contrario secondo il direttore di Pro Juventute in Ticino «la stragrande maggioranza dei giovani ha dato una grande prova di maturazione, anche se con la pandemia sono emersi con forza dei bisogni che rimarranno anche dopo, e di cui è fondamentale tenere conto». 

Il riferimento è agli investimenti nelle politiche giovanili, che «in diversi capoluoghi del nostro cantone vanno senz'altro rafforzate, creando centri di aggregazione e figure educative che svolgano anche funzione di antenne». Altrimenti «se si lasciano i giovani a sé stessi, bisogna essere poi pronti alle conseguenze» conclude Lodi. «È una delle lezioni che questa pandemia dovrebbe averci insegnato. Alla fine, a pagarne il prezzo più alto sono stati proprio loro». E la tragedia di venerdì sera forse è la triste conferma. 

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