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CANTONE
05.10.2020 - 20:060

Il cambio di linea del PG che ora è d'accordo sulle bocciature

La divulgazione dei "WhatsApp" tra i due alti magistrati mette in luce una loro consuetudine tra il serio e il faceto

Resta da capire come il "trattamela/lo bene" possa configurarsi come "messaggio istituzionale"

LUGANO - L’impressione è quella di una tregua armata. Per non farsi troppo male. In tv, domenica sera al Quotidiano, il Procuratore generale Andrea Pagani ha pubblicamente scaricato i cinque procuratori bocciati nel preavviso del Consiglio della Magistratura: «Il risultato finale - ha dichiarato il PG - sostanzialmente non mi ha sorpreso, mi ha sorpreso la durezza dei giudizi che io non faccio mia. Perché forse si è andati un pochino in là». Un concetto, ribadito dal PG, nel lungo comunicato stampa diffuso oggi.

Il silenzio iniziale di Pagani - Un netto cambio di rotta, se pensiamo che il 12 settembre scorso, quando il caso delle bocciature eccellenti era appena venuto alla luce, sempre alla Rsi, Pagani si era limitato a parlare di «preavviso duro»: «Non posso aggiungere altro - aveva detto - perché tecnicamente io stesso sono soggetto al rinnovo della carica e dunque sub judice».

WhatsApp “istituzionali” - Con la divulgazione dei messaggi tra Pagani e il presidente del Tribunale penale Mauro Ermani, che nei corridoi di Palazzo, come ha scritto il Caffè, venivano definiti i “WhatsApp del venerdì sera”, il PG diventa più loquace. La sua frase di ieri in tv è stata interpretata come un avvicinamento alle posizioni del presidente del Tribunale penale (Tpc) Mauro Ermani, indicato da più fonti come il principale ispiratore delle bocciature. Anche se quest’ultimo ridimensiona il suo ruolo e definisce gli scambi su smartphone con il PG come “semplici messaggi istituzionali”, dicendosi anche “perplesso” sulla loro divulgazione.

«Trattamela bene» - Tra Ermani e Pagani, alla luce di quanto hanno dichiarato, sembra esserci dunque condivisione di giudizio sugli immeritevoli di riconferma. «Il risultato non mi ha sorpreso» dichiara infatti il PG. Una ulteriore spia che i due affrontassero la tematica, traspare dal primo WhatsApp rivelato da Tio, da quel “trattamela bene” con cui il giudice già un mese e mezzo fa ipotizzava la nomina a procuratore della sua collaboratrice: «Pare sia andata bene» dice, alludendo all’audizione davanti alla commissione di esperti. La domanda è, da chi l’ha saputo? Forse dalla stessa candidata. 

«Trattamelo bene» - Ma c’è dell’altro. Intervistato da Liberatv, Ermani dice che il “trattamela bene” va anche «letto sulla falsariga di una battuta che il procuratore generale mi fece quando un suo segretario giudiziario dovette affrontare gli esami di avvocatura, dove io ero esaminatore». Pagani avrà detto “trattamelo bene” anche allora?, e siamo in un periodo antecedente il giugno 2018 data in cui il suo collaboratore ottenne la patente di avvocato. Coincidenza vuole che quel segretario giudiziario figura oggi tra i sette candidati "esterni" alla carica di procuratore (due sono avvocati e gli altri cinque interni alla Giustizia).

Il passo indietro inatteso - Un’altra anomalia riguarda la rinuncia a ricandidarsi del procuratore pubblico Andrea Minesso, ex cancelliere del Tpc di Ermani, passo indietro che arriva ad inizio luglio, un mese dopo la chiusura del concorso. Un abbandono che anticipa quello che rischia di diventare repulisti generale.

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