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CANTONE
29.06.2020 - 23:000

«Anche noi abbiamo dato il nostro contributo»

L’ergoterapista rivendica il suo ruolo durante la pandemia al fianco dei pazienti Covid-19.

«L'emergenza coronavirus ha permesso a molti di conoscere meglio il mondo multiprofessionale della sanità».

BELLINZONA - «Insieme a medici, infermieri, fisioterapisti e tutto il personale di cura, anche l’ergoterapista ha dato il suo piccolo grande contributo». A ricordarlo è proprio la sezione ticinese dell’Associazione svizzera ergoterapia (ASE). Al fianco dei fisioterapisti, pure questa è «una figura riabilitativa che attraverso le attività di vita quotidiana cerca di ottimizzare il recupero fisico, cognitivo, sociale e psico-emotivo» dei pazienti Covid-19.

Nel concreto l’ergoterapista, «attraverso il processo riabilitativo, ha permesso a persone con deficit funzionali di scendere nuovamente dal letto, ritornare a camminare, vestirsi da soli e tornare ad alimentarsi normalmente dopo una tracheostomia». Durante il lockdown gli studi di ergoterapia erano chiusi e i professionisti hanno dovuto fornire aiuto «ai familiari nella corretta gestione della persona con demenza al domicilio» e «ai genitori di bambini con disabilità anche gravi». Un lavoro “silenzioso”, che non ha ricevuto applausi dai balconi ma merita di essere riconosciuto.

L’ergoterapia è una professione sanitaria incentrata sulla persona. L’obiettivo è permettere alle persone con malattie e disordini fisici e/o psichici di partecipare alle attività della vita quotidiana. «Nel caso delle persone con Covid-19 l’intervento è stato incentrato nella fase acuta (prevenzione e gestione delle alterazioni cognitive), nella cura del disturbo post traumatico da stress, nonché nella definizione dei mezzi ausiliari per persone in distress respiratorio. Oltre a questo, l’ergoterapista ha intrapreso con il paziente un «progetto riabilitativo atto a riprendere il maggior grado di indipendenza e autonomia».

Anche in casa anziani, è stato l’ergoterapista ad assistere gli ospiti costretti al confinamento, lontano dai parenti e dalla loro routine. «La pandemia ha permesso a molti di conoscere meglio il mondo multiprofessionale della sanità - conclude ASE Ticino -. Attorno a medici e infermieri ruotano professionisti competenti e formati che aiutano il paziente a recuperare attività e funzioni che sono risultate limitate o ridotte da una condizione clinica sfavorevole».

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