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12.06.2020 - 09:040
Aggiornamento : 10:58

«I ticinesi costano troppo, non mi farò problemi a rivolgermi a un italiano»

Costi fissi esagerati per gli impresari. E ora riaprono le dogane. La testimonianza choc di una 46enne di Arzo.

La battaglia di Daniele Casalini, proprietario di una ditta di impianti sanitari: «Serve uno statuto speciale». Nicola Bagnovini della SSIC ne fa "solo" una questione di coscienza.

LUGANO - Costi fissi troppo alti per gli impresari ticinesi. E ora che le frontiere con l’Italia stanno per riaprire completamente, il tema torna più che mai d’attualità. Lo evidenzia una 46enne di Arzo, sposata, madre di due figli. «Non mi farò problemi a rivolgermi a padroncini italiani per sistemare la mia casa. In famiglia abbiamo un budget limitato. E gli artigiani italiani costano meno».

Si rischia il bagno di sangue – Parole pesanti. E purtroppo rappresentative. Il post lockdown rischia di trasformarsi in un massacro per il Ticino, già messo a dura prova economicamente dal Covid-19. Daniele Casalini, proprietario di una ditta di impianti sanitari a Lugano ed ex politico, sta portando avanti la sua battaglia personale.

Premesse problematiche – «Il Cantone – sostiene – adesso deve chiedere alla Confederazione il riconoscimento di uno statuto speciale. I costi fissi dell'imprenditoria ticinese al momento sono fuori di testa. Abbiamo troppe tasse da pagare, troppi obblighi, anche assicurativi o legati alla formazione continua. Con queste premesse, non possiamo abbassare i nostri prezzi e non possiamo essere concorrenziali con i padroncini italiani».  

Il ticinese post lockdown ha meno soldi – In un Ticino impoverito dalla pandemia, come si comporteranno ora i consumatori delle fasce più deboli? La 46enne di Arzo riprende: «Sono consapevole di danneggiare la nostra economia. Ma non ho alternativa. In famiglia lavora solo mio marito, io invece non trovo un impiego serio da tempo».

Palliativi – Il Cantone, nel frattempo, ha deciso di dare una mano alla ristorazione, con uno sconto del 30% sulle tasse annue legate ad alcol e promozione turistica. Può accadere lo stesso anche per altri rami? «Questi sono solo palliativi – tuona Casalini –. Qui gli “sconti” devono essere per sempre. E non solo per la ristorazione o per l’edilizia. Altrimenti rischiamo grosso».

La voce della SSIC – Nicola Bagnovini, direttore della sezione ticinese della Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC), è scettico. «È il costo della manodopera l’aspetto più penalizzante per imprese e artigiani ticinesi, non tanto i costi fissi. In molti settori economici, i salari sono imposti dai contratti collettivi di lavoro. E servono proprio a garantire stipendi in grado di far fronte al costo della vita nel nostro Paese e a evitare il dumping salariale».

Oltre il prezzo – Secondo Bagnovini, le prestazioni non possono essere valutate solo attraverso il prezzo. «Bensì attraverso la qualità, la garanzia, la reperibilità delle aziende anche a lavori ultimati. È importante dare lavoro a ditte che formano i nostri giovani e che sostengono le nostre associazioni sportive e ricreative». 

Appello ai cittadini – Infine, l’appello. «In un periodo così delicato come l’attuale, è fondamentale dare lavoro e rifornirsi sul territorio locale. È soltanto così che ognuno, nel proprio piccolo, potrà dare un contributo tangibile alla ripresa economica del Ticino. Dunque il primo passo è quello di sensibilizzare anche i committenti privati sull’importanza di favorire la nostra economia».

La reazione – Casalini non ci sta. «Sono solo parole. Alla fine la gente, se non ha soldi non sta a guardare queste cose. Mi spiace. Il Cantone, nel nome della libera concorrenza, fa entrare padroncini che chiedono 35 euro all’ora, senza praticamente essere tassati. Mentre noi veniamo spennati a suon di regole e di imposizioni. Le autorità ci vengano incontro. Non volete abbattere i costi fissi? Allora fate in modo che anche i padroncini siano tassati. Fate qualcosa insomma». 

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