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03.04.2020 - 23:020
Aggiornamento : 04.04.2020 - 00:23

Stazioni sciistiche chiuse anzitempo, a causa del coronavirus: segnali positivi dal Ticino

Svizzera Turismo parla di gravi perdite in alcune località di punta. Con ripercussioni anche a lungo termine.

Mauro Pini, direttore di Valbianca SA (Airolo-Pesciüm): «Un mese di incassi se ne è andato». Giovanni Frapolli, proprietario degli impianti di Bosco Gurin: «Niente vittimismi. Adesso fuori gli attributi»

AIROLO - Una bella favola, con un epilogo da incubo. La stagione sciistica in Svizzera era partita alla grande. Tutto bene fino a febbraio. Poi è arrivato il nuovo coronavirus. E l'ordine dall'alto. Chiusi tutti gli impianti. Svizzera Turismo parla di perdite economiche importanti in alcune località di punta. Danni che potrebbero avere ripercussioni anche sulle stagioni successive. Potrebbe, ad esempio, mancare la liquidità per fare nuovi investimenti.

Perso un mese di incassi – «È vero – ammette Mauro Pini, direttore di Valbianca SA (Airolo-Pesciüm) –. Le autorità ci hanno comunicato il blocco dell'attività dall'oggi al domani. Abbiamo dovuto lasciare a casa diversi dipendenti con un mese di anticipo. E abbiamo perso un mese di incassi in quello che, complessivamente, avrebbe potuto essere un inverno da record per noi. Il colpo è stato durissimo e ciò non va banalizzato».

Pensare al dopo pandemia – Giovanni Frapolli, imprenditore e proprietario degli impianti sciistici di Bosco Gurin, ha una sua teoria. «Più ci sono problemi, e più io mi ingegno per trovare delle nuove soluzioni. Delle alternative. La stagione era partita benissimo. Poi è arrivato lo stop. Inutile piangerci addosso, non è colpa di nessuno. Quello che adesso un imprenditore sano deve fare è pensare al dopo pandemia. È questo il momento giusto per tirare fuori gli attributi, per mettere nero su bianco nuove idee. È vero, non sappiamo ancora con esattezza come evolverà il Covid-19. Ma io, intanto, non rinuncio alla progettualità». 

Una data chiave – Così la pensa sostanzialmente anche Pini. «Noi rappresentiamo una meta turistica anche per l'estate. La data del 19 aprile dovrebbe essere parecchio indicativa. A quel punto le autorità sapranno darci già delle proiezioni più chiare sui mesi che verranno. Aspettiamo con impazienza quel momento. E anche con positività. Siamo già proiettati sulla bella stagione, almeno nelle intenzioni». 

L'ora della riflessione – Frapolli aggiunge: «Cosa faremo tra un mese o due, quando, forse, questa malattia sarà debellata? Io ho grande rispetto per i malati, per le vittime del coronavirus e per i medici e gli infermieri che stanno lottando. Ma se gli imprenditori in questo momento non fanno le dovute riflessioni, quando tutto sarà finito ci ritroveremo con un Ticino pieno di problemi economici. Io coi miei progetti non mi fermerò, lo ribadisco. E non parlo solo di Bosco Gurin. Parlo del Locarnese, del Ticino in generale. Invito tutti coloro che si occupano di turismo, e non solo, a fare altrettanto. Non è il momento né di fare polemica, né di fare del vittimismo». 

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