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LOCARNO
05.08.2018 - 16:070
Aggiornamento : 16:47

Sotto la stessa luce

Locarno è il primo Festival di categoria A, dopo Cannes, a firmare la Carta per l’uguaglianza e la parità di genere nei festival

LOCARNO - Belle toste, capaci, tenaci, pronte ad ogni conquista: oggi grande giorno a Locarno per le rappresentanti dello Swiss Women’s Audiovisual Network (SWAN): Stéphane Mitchell (copresidente), Gabriel Baur (copresidente), Laura Kaehr (copresidente). E poi Pauline Gygax, produttrice e consulente della Carta; Ursula Meier, regista e madrina della Carta; Isabelle Chassot, direttrice dell’Ufficio federale della cultura; Carla Speziali, vicepresidente del Locarno Festival. Et Monsieur le président, Marco Solari.

Un elenco voluto per dare il nome a ogni volto. Il nome delle donne. Il nome a un preciso impegno e a un accordo vincolante sulla parità e l’inclusione nel mondo cinematografico e audiovisivo. Parole chiare da parte di Marco Solari: «Siamo un festival di valori. E la parità tra i sessi è uno di questi». Impegno messo nero su bianco e paraffato davanti a un pubblico entusiasta.

Esordisce Laura Kaehr, con un’energia dirompente: «La Carta per l’uguaglianza e la parità di genere nei festival, è un’inziativa promossa dall’associazione francese 5050x2020 ed è stata firmata per la prima volta al Festival di Cannes lo scorso mese di maggio». Come non ricordare la scalinata della Croisette popolata da un centinaio di donne a testa alta, fiere, convinte che era giunto il momento di prendersi davvero l’altra metà del cielo. E mettere all’angolo i diversi “Weinstein”.

E ora, grazie all’iniziativa di un gruppo di donne, si fa sul serio anche in Svizzera. «Crediamo che questo accordo – commenta Kaehr – avrà un impatto non solo sulla cultura del nostro Paese, ma sull’intera società. Perché se il cinema è uno sguardo sul mondo, e il nostro mondo è costituito dal 50% di donne, allora non c’è più tempo da perdere. È ora di far posto anche allo sguardo delle donne».

Nata il 14 giugno 2018 – e il 14 giugno è una data simbolo per le donne svizzere – l’associazione SWAN intende appunto promuovere la diversità e l’uguaglianza di genere attraverso, per esempio, una serie di strumenti: un monitoraggio statistico e la trasparenza dei dati riguardanti la produzione cinematografica in ottica di genere. Fondamentale la visibilità, ma anche i finanziamenti dei progetti, spesso meno generosi con le donne.

«Esattamente come budget e finanziamenti – conferma Kaehr – le donne hanno diritto, in parti uguali, alla luce, agli schermi cinematografici. Ecco perché a nome di SWAN ringrazio Locarno Festival per aver aderito alla Carta e per aver mostrato un’immediata apertura alla nostra iniziativa. I festival devono essere una vetrina importante anche per le donne». Centrale sarà anche il ruolo dell’Ufficio federale della cultura. La direttrice Isabelle Chassot ha subito garantito l’appoggio della Confederazione: «La necessità di agire è chiarissima e non possiamo più attendere. Il mondo del cinema svizzero non è un’isola e la parità deve essere curata, perché attualmente c’è un fossato di genere nella creazione, nella produzione e nel sostegno finanziario ai film. Introdurremo pertanto dei criteri di genere a più livelli e una forma di monitoraggio. L’insieme dei dati raccolti saranno centralizzati nel mio ufficio. Ci permetterà di avere una visione globale sulla presenza delle donne in questo settore».

Madrina dell’accordo, la regista Ursula Meier ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa. «Sono contenta dell’adesione di Locarno, che è sempre stato un festival aperto, impegnato, capace di prendere dei rischi e di scoprire bellissimi talenti». Sotto lo sguardo attento della vicepresidente del Locarno Festival Carla Speziali – che da sindaca ha guidato un esecutivo a maggioranza femminile (un unicum in Ticino) – la cerimonia della firma, che arreca ovviamente anche la sua, si è svolta in un ambiente pieno di fermento. Dall’altra parte dell’oceano – a Hollywood, dove sono scoppiati diversi scandali di abusi sessuali – l’associazione “Women In Film” si batte per la stessa causa: promuovere la parità, compresa quella salariale. Perché non esiste che un’attrice sia pagata meno di un attore. In un’intervista a “Repubblica” la presidente Kirsten Shaffer ha sottolineato che «parlare di soldi e di guadagni è un tabù. Finché non lo spezzeremo non cambieremo molto. Donne e uomini devono mettere le carte sul tavolo, perché la trasparenza è un elemento centrale».

«Siamo dell’idea – concludono le rappresentanti di SWAN – che lavorare in un ambiente che sostiene la diversità e l’uguaglianza di genere così come la distribuzione più equa di posizioni di potere, possa promuovere un vero rinnovo creativo». E dare a tutte e a tutti la stessa luce.

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