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CHIASSO
07.08.2016 - 21:000
Aggiornamento : 08.08.2016 - 09:14

Centinaia di migranti bloccati a Como

Ecco come alcuni volontari ticinesi e italiani si impegnano per cucinare e distribuire i pasti ai richiedenti l’asilo

CHIASSO - Rifiutati dalla dogana di Chiasso dove non possono inoltrare la domanda di asilo, i migranti provenienti per la maggior parte dal Corno d’Africa, vedono il loro viaggio della speranza verso il nord Europa terminare a Como. Per portargli del cibo e assisterli i volontari ticinesi e italiani si mobilitano ogni giorno.

Sabato alle 11.00 a Chiasso una ventina di volontari, uomini e donne, giovani e meno giovani, caricano le auto con vettovaglie, tavoli pieghevoli e altri utensili. Come ogni mattina da quasi tre settimane si apprestano a partire per Como, dove serviranno il pasto a 400 persone.

Ma i preparativi cominciano alle 8.30 del mattino, quando dei volontari si riuniscono presso i locali messi a disposizione dalla parrocchia di Chiasso per preparare i pranzi.

«Oggi abbiamo preparato dei maccheroni col sugo. Qui la solidarietà e la generosità sono grandi, e in Ticino non esiste solo la Lega» ha dichiarato all’ats Lisa Bosia Mirra, deputata socialista e presidente del’Associazione Firdaus.

Il grande parco della stazione assomiglia a un formichiere: ovunque, seduti sui tavoli o sotto gli alberi, con una temperatura che si avvicina ai 30 gradi, i richiedenti l’asilo attendono la distribuzione del pranzo. «I primi giorni i profughi si gettavano sul cibo, era un vero caos» racconta Lisa Bosia Mirra. Ma ora sono state fissate alcune regole: prima i bambini e le donne.

La sera ci pensa la Caritas locale a fornire i pasti, e i profughi possono trovarvi anche delle docce e i bagni, e in un’altra zona della città ci sono 30 posti letto, messi a disposizione della Croce Rossa italiana. Ma ne servirebbero molti di più.

«Abbiamo contato 80 minori non accompagnati che sono stati respinti dalla dogana svizzera e un bambino di 11 anni risulta disperso da venerdì» racconta Lisa Bosia Mirra. «I profughi dovrebbero poter presentare una domanda di asilo alla Svizzera» continua. Secondo lei, rifiutando l’entrata ai minori non accompagnati, la Svizzera non rispetterebbe gli impegni umanitari.

Un esempio su tutti: «Venerdì un adolescente di 16 anni è stato rifiutato per la quarta volta. Suo fratello, residente in Argovia con un permesso B è venuto a cercarlo e ha assicurato che avrebbe potuto prendersi cura di lui. Ma il permesso gli è stato negato».

 

 

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