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Presunte molestie sul posto di lavoro: in Cantone un caso al mese
In cinque anni di attività il Gruppo Stop Molestie ha raccolto all'interno dell'Amministrazione cantonale 67 casi di presunte molestie sessuali e psicologiche. Conosciuta inizialmente solo dagli addetti ai lavori, quali psicologi e sociologi, da qualche anno la parola "mobbing" sta entrando nel lessico comune. Oseremmo dire purtroppo, in quanto questa conoscenza in molti casi non si limita soltanto al significato del termine, ma anche ad una negativa esperienza vissuta personalmente sul posto di lavoro. Per

Ti-Press / Carlo Reguzzi
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Presunte molestie sul posto di lavoro: in Cantone un caso al mese
In cinque anni di attività il Gruppo Stop Molestie ha raccolto all'interno dell'Amministrazione cantonale 67 casi di presunte molestie sessuali e psicologiche. Conosciuta inizialmente solo dagli addetti ai lavori, quali psicologi e sociologi, da qualche anno la parola "mobbing" sta entrando nel lessico comune. Oseremmo dire purtroppo, in quanto questa conoscenza in molti casi non si limita soltanto al significato del termine, ma anche ad una negativa esperienza vissuta personalmente sul posto di lavoro. Per
Presunte molestie sul posto di lavoro: in Cantone un caso al mese
In cinque anni di attività il Gruppo Stop Molestie ha raccolto all'interno dell'Amministrazione cantonale 67 casi di presunte molestie sessuali e psicologiche. Conosciuta inizialmente solo dagli addetti ai lavori, quali psicologi e sociologi, da qualche anno la parola "mobbing" sta entrando nel lessico comune. Oseremmo dire purtroppo, in quanto questa conoscenza in molti casi non si limita soltanto al significato del termine, ma anche ad una negativa esperienza vissuta personalmente sul posto di lavoro. Per
BELLINZONA - Il mobbing è una brutta bestia, subdola. Annichilisce, si porta via fette di autostima, disintegra la motivazione, divora dentro. E non timbra il cartellino. A...
BELLINZONA - Il mobbing è una brutta bestia, subdola. Annichilisce, si porta via fette di autostima, disintegra la motivazione, divora dentro. E non timbra il cartellino. A fine giornata la vittima si porta appresso il proprio malessere, in casa, in famiglia. Spesso ne risente anche la vita privata. Sovente gli altri non capiscono o minimizzano. Sempre che la vittima riesca a parlarne. Il mobbing è una brutta bestia e crea anche dei costi: spese per farmaci, cure mediche, sedute dallo psicologo. Costa anche al datore di lavoro: assenze per malattia, rendimento inferiore. Un brutto clima in un team non favorisce di certo la produttività. Il mobbing è una spirale che porta sempre più in basso chi lo subisce. Il mobbizzato si sente isolato, messo all'angolo, e la difficoltà nell'identificare un valido interlocutore all'interno del proprio mondo lavorativo è motivo di ulteriore disagio e abbattimento morale. Con chi parlarne? E poi parlarne non peggiorerà le cose? Di chi fidarsi?
Consapevole di questo, per dare un aiuto al proprio personale - verso il quale ha l’obbligo di adottare tutti i provvedimenti necessari a tutelarne la salute fisica e psichica - il Consiglio di Stato cinque anni fa ha istituito il Gruppo Stop Molestie, la cui esperienza ha sin qui dimostrato come anche la sola possibilità di aprirsi ed essere ascoltati abbia dato sollievo a tutte le persone che hanno preso contatto con questo organismo interno all'Amministrazione cantonale. A breve, nel corso di questo autunno, il Gruppo sottoporrà all'Esecutivo cantonale il suo secondo rapporto, relativo agli anni 2006-2008.
Chi si può rivolgere al Gruppo Stop Molestie
Tutti i dipendenti dell'Amministrazione cantonale che si trovano in una condizione spiacevole sul posto di lavoro, a causa di molestie psicologiche o sessuali, possono mettersi in contatto con il Gruppo che garantisce ascolto in piena riservatezza, sostegno per affrontare il disagio e aiuto per risolvere la situazione. Alla prima presa di contatto, che può avvenire per iscritto o telefonicamente tramite un numero verde, segue un colloquio alla presenza di due membri del Gruppo, generalmente un uomo e una donna.
Come interviene
Il Gruppo - formato da cinque membri scelti all'interno dell'Amministrazione cantonale in base alla loro formazione (psicologia, diritto, mediazione, ...) e alla loro esperienza professionale e personale in gestione delle relazioni umane e dei conflitti - agisce come istanza di conciliazione: il suo intervento è infatti finalizzato alla ricerca del benessere del collaboratore e all'avvio di un processo di conciliazione tra le parti coinvolte; non si tratta quindi di stabilire un vincitore e un vinto, ma di mediare al fine di giungere ad una soluzione del conflitto che porti un beneficio comune e condivisibile per entrambe le parti in causa.
Dal 2003 ad oggi sono stati 67 i collaboratori che anonimamente hanno contattato il Gruppo; in 47 hanno poi desiderato dar seguito alla prima telefonata, avviando il percorso di mediazione. Nella quasi totalità dei casi seguiti, il Gruppo ha ravvisato un'aspra conflittualità nel rapporto con il superiore gerarchico o con i colleghi.
Se la conciliazione fallisce
Nei casi in cui purtroppo la mediazione dovesse fallire, il Gruppo redige un rapporto - che può essere consultato dalle parti - e lo trasmette al direttore di Divisione, o all'istanza superiore, che deciderà ulteriori provvedimenti o l'apertura di un'inchiesta disciplinare. I membri del Gruppo in nessun caso parteciperanno ad un'eventuale inchiesta disciplinare, questo per salvaguardare la natura del loro ruolo neutrale, non giudicante né sanzionante.
C'è da augurarsi che l'esistenza di questo Gruppo, che si occupa anche della promozione di azioni di sensibilizzazione in materia di molestie, possa fungere da deterrente verso i potenziali vessatori, in modo da avere sempre meno vittime a cui dare il proprio sostegno. C'è da augurarsi inoltre che l'esempio del Cantone possa essere seguito anche da altri datori di lavoro, sia nel pubblico che nel privato, perché la salute e la qualità della vita dei propri collaboratori è un capitale importante per le aziende e va salvaguardato.
e.m.
Foto: Ti-Press / Carlo Reguzzi
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