«L'economia svizzera è a rischio»

Parola dell'economista Rudolf Walser che critica l'ingerenza eccessiva della burocrazia federale e della stessa Confederazione.
ZURIGO - Il mondo economico svizzero, un tempo forza trainante della politica elvetica, sembra aver perso la sua capacità di influenza: lo sostengono lo storico Tobias Straumann e l'economista Rudolf Walser, che in un'intervista alla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) dipingono un quadro a loro avviso preoccupante per il futuro del paese, dominato da una burocrazia federale sempre più influente, da associazioni economiche meno incisive e da una grande divisione interna sulla questione europea.
Walser, ex esponente del Vorort (predecessore di Economiesuisse), inizia con un esempio concreto: per contrastare l'iniziativa popolare “Per grandi imprese responsabili - a tutela dell'essere umano e dell'ambiente” il Consiglio federale vuole introdurre regole più severe per le aziende, malgrado la resistenza delle organizzazioni economiche.
«È per me inspiegabile che un governo a maggioranza borghese decida un tale progetto», afferma.
A suo avviso l'amministrazione federale è cambiata: «Oggi non solo la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) si occupa di questioni economiche, ma anche numerosi altri uffici federali, nei settori dell'energia o dell'ambiente. Questi enti portano i loro punti di vista e interessi». Ne consegue che «la Seco ha molta più difficoltà ad affermarsi all'interno dell'amministrazione rispetto a prima».
Influenze interne ed esterne
Straumann aggiunge un elemento chiave: «Prima lo stato doveva giustificare perché regolamentava, oggi deve giustificare quando non lo fa: questo è un cambiamento fondamentale dell'azione statale. Per me questo è il grande tema politico del presente».
La burocrazia federale, secondo lo storico, subisce inoltre l'impatto delle direttive provenienti dall'estero: Ocse, G20, Ue, Onu emanano continuamente nuove norme e se il parlamento non guarda con attenzione "questi regolamenti vengono semplicemente adottati».
Un altro fattore cruciale è il mutamento delle alleanze politiche. Walser ricorda che il Vorort aveva «partner affidabili» tra i consiglieri federali liberali-radicali e nel parlamento. «Oggi i colleghi di Economiesuisse fanno certamente un buon lavoro, ma si trovano in un ambiente molto più difficile di quello che avevamo noi allora. Tali legami non esistono più in quella forma. E quindi non mi sorprende che l'economia non trovi più tanta attenzione come una volta».
Straumann sottolinea anche il cambiamento a livello di personale. «Il presidente del Vorort era tradizionalmente un leader economico di uno dei due settori più forti, la chimica o l'industria meccanica. Oggi le posizioni di vertice non sono più occupate dai capi delle grandi imprese». La questione europea, poi, «ha completamente diviso l'economia». Walser conferma: «Oggi non riusciamo più a concludere nulla. La ragione principale del successo di allora era che dovevamo unirci: economia, politica e amministrazione».
Rapporto di forza a svantaggio dell'economia privata
Secondo Straumann, il rapporto di forza si è spostato a svantaggio dell'economia privata a causa della «continua regolamentazione». «L'amministrazione elabora le ordinanze, il Consiglio federale ha troppo poco tempo per un esame accurato e le approva. L'amministrazione è sempre all'offensiva, può minacciare, ed è dura per le imprese. Questo prima non esisteva». La conseguenza è che per gli attori economici è raccomandabile «mettersi in buoni rapporti con l'amministrazione», ma «questa non è una buona evoluzione».
Walser lancia l'allarme: «La piazza economica elvetica è seriamente minacciata, non nei prossimi due o tre anni, ma lentamente e costantemente». L'esperto cita l'economista tedesco Carl Christian von Weizsäcker: «In Svizzera accade tutto semplicemente dieci anni più tardi che all'estero. Temo che ci troviamo su questo piano inclinato».
Economia elvetica fortemente minacciata
I due esperti fanno presente anche che da parte dell'economia vi sono pure debolezze tattiche. Straumann osserva ad esempio che i sindacati sono più abili: «Dicono: guardiamo cosa risulta dai negoziati con le parti sociali e lasciamo aperto se alla fine delle trattative approveremo o no i trattati con l'Ue. Le associazioni economiche, invece, segnalano fin dall'inizio che sono disponibili a tutto perché vogliono assolutamente gli accordi. Così sono fin dall'inizio in una posizione più debole».
Come rimedio alla situazione lo specialista suggerisce quindi di «imparare dai sindacati, che ogni volta mettono in atto un efficace gioco di potere quando una decisione tocca i loro interessi vitali».
Walser fa presente comunque anche aspetti positivi, come l'impegno di imprenditori (ad esempio Hans-Jörg Bertschi di Partners Group) che esprimono il loro disagio sulla politica europea. Ma la conclusione di Straumann è severa: «La ricchezza della Svizzera si basa in gran parte sul fatto che i settori e le imprese interessati possono portare avanti i loro interessi e quindi rendere la regolamentazione adeguata alla realtà. Se solo la politica e l'amministrazione determinano le normative allora diventa costoso».



