Droghe e sesso, l’allarme chemsex: a Ginevra la prima risposta sanitaria

Giovedì agli HUG di Ginevra è stato aperto uno sportello che offre uno spazio di ascolto dedicato per chi ricorre a questa pratica
Giovedì agli HUG di Ginevra è stato aperto uno sportello che offre uno spazio di ascolto dedicato per chi ricorre a questa pratica
GINEVRA - Il chemsex - quel fenomeno per cui sostanze psicoattive vengono assunte allo scopo di prolungare e potenziare l'esperienza sessuale - è diventato una questione di salute pubblica, tanto da meritare un servizio di consulenza specializzata presso gli Ospedali universitari di Ginevra (HUG), che ha preso il via oggi. Il responsabile è il dottor Matteo Reymond.
La consulenza su questa problematica, prima di oggi poco affrontata e raramente presa in carico, si terrà all’interno del Servizio delle malattie infettive (Unità HIV). Si rivolge «a tutte le persone che si interrogano sul proprio consumo di sostanze durante i rapporti sessuali, così come ai loro familiari», hanno spiegato gli HUG in un comunicato stampa. Il team specializzato propone una presa in carico personalizzata e multidisciplinare, rimborsata dall’assicurazione malattia LAMAL. Questa offerta completerà quella del centro di salute comunitario Checkpoint Genève, aperto nel 2019.
Il fenomeno è particolarmente presente nelle grandi città, ma non è sconosciuto anche in realtà più piccole come quella ticinese. Ne avevamo parlato l'anno scorso, in riferimento al caso di un 37enne del Mendrisiotto.
I numeri e le sostanze - Gli HUG spiegano, citando la letteratura specializzata, che il chemsex si pratica, ad oggi, quasi esclusivamente tra uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini. La maggior parte vive questa pratica in modo non problematico. Tuttavia, il 25% degli utenti riporta un impatto negativo sulla propria vita e manifesta la necessità di un accompagnamento. Sempre secondo gli studi, circa un uomo su sei che ha rapporti sessuali con altri uomini pratica il chemsex. Alla luce di questi dati, da 1500 a 4000 persone potrebbero essere coinvolte a Ginevra, stimano gli HUG.
Quali sono le sostanze coinvolte nel chemsex? Secondo gli HUG, in Europa si fa ricorso principalmente a GBL/GHB, la metamfetamina (Crystal meth o Tina) e i catinoni sintetici(2-3-4MMC e molti altri). La percentuale dei praticanti che consumano sostanze per via endovenosa è piuttosto basso: si attesta tra il 6% e il 10%.
I rischi del chemsex - Questa pratica comporta una serie di rischi: overdose di sostanze, dipendenza sia da queste sia dal sesso stesso, infezioni trasmissibili sessualmente o tramite il sangue, complicazioni legate all’iniezione, diminuzione della libido allo stato sobrio, rischio di violenze sessuali, poiché ottenere un consenso chiaro è complicato a causa del consumo di droghe, eccetera.
La nuova offerta degli HUG dovrebbe consentire di offrire uno spazio di ascolto alle persone che praticano il chemsex, che raramente vengono identificate come tali durante un passaggio in ospedale e che rischiano di non menzionare spontaneamente il loro uso di sostanze. Gli HUG indicano che il primo appuntamento deve permettere di definire i bisogni del paziente, che possono andare dalla riduzione del rischio alla sessuologia, passando per l’addictologia o l’accompagnamento comunitario.




