Meno piscine, più pericoli: cresce il numero di bambini che non imparano a nuotare

Le difficoltà economiche e logistiche aggravano le disparità nell'accesso alle lezioni di nuoto scolastiche.
ZURIGO - In Svizzera sempre più bambini non imparano a nuotare. A evidenziarlo è il Tages-Anzeiger, che segnala come la mancanza di infrastrutture e le differenze tra aree urbane e rurali stiano creando un divario significativo.
In media circa 50 vittime all’anno - Il tema però si inserisce in un contesto più ampio: gli incidenti in acqua sono in aumento e, dal 2012, almeno 640 persone sono morte annegate in Svizzera, con una media di circa 50 vittime all’anno. L’annegamento resta inoltre la seconda causa di morte per incidenti tra i bambini.
Nonostante l’obiettivo dichiarato dall’Ufficio prevenzione infortuni di azzerare queste morti, la realtà nei territori è più complessa. Il nuoto è inserito nel programma scolastico, ma in molte zone mancano semplicemente le piscine coperte necessarie per garantire lezioni regolari.
450 piscine coperte - Secondo dati dell’Ufficio federale dello sport, in Svizzera ci sono circa 450 piscine coperte, pari a una ogni 20.000 abitanti. Le differenze emergono chiaramente confrontando diversi comuni: a per esempio Zurigo gli alunni frequentano corsi settimanali grazie a 24 impianti, mentre a Winterthur, con solo tre strutture disponibili, si riesce a offrire appena metà delle lezioni raccomandate.
Le conseguenze? A Winterthur il 21% dei bambini non supera il Controllo della Sicurezza in Acqua (CSA), che verifica tre competenze di base: orientarsi dopo una caduta in acqua, restare a galla per un minuto e nuotare per 50 metri. La situazione è ancora più critica a Illnau-Effretikon, dove gli studenti ricevono solo un quinto delle lezioni previste e un bambino su tre non supera il test.
Le differenze tra città e campagne - Il problema insomma è diffuso: uno studio del 2024 della Società svizzera di salvataggio indica che il 13% dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni non ha mai seguito lezioni di nuoto durante l’intero percorso scolastico. Le differenze tra città e campagne risultano quindi marcate, con le aree rurali penalizzate dalla scarsità di strutture.
Il dibattito si concentra anche sulle responsabilità. Secondo il consigliere nazionale bernese Andreas Gafner, nei piccoli comuni costruire e mantenere una piscina coperta è economicamente insostenibile. In alcuni casi gli studenti vengono trasportati in altre località, con non poche difficoltà organizzative. Gafner sostiene che il nuoto debba essere principalmente responsabilità delle famiglie.
Le preoccupazioni potrebbero aumentare - Una posizione non condivisa completamente dal mondo scolastico. Il rappresentante dell’associazione degli insegnanti Beat A. Schwendimann parla di responsabilità condivisa: «I genitori devono trasmettere la consapevolezza dei rischi, ma la scuola deve garantire a tutti i bambini, indipendentemente dal contesto familiare, competenze di base in acqua», ha spiegato al Tages-Anzeiger.
Dal punto di vista legale, il nuoto rientra nell’obbligo scolastico, come ribadito anche da diverse sentenze del Tribunale federale. Tuttavia, senza infrastrutture adeguate, molte scuole faticano a rispettare questo mandato.
Le preoccupazioni potrebbero aumentare. Come riporta il quotidiano d'oltralpe, alcune riforme in discussione a livello federale potrebbero ridurre l’obbligo delle ore di educazione fisica, lasciando maggiore autonomia ai cantoni. Secondo le associazioni sportive, questo potrebbe tradursi in ulteriori tagli, con piscine e impianti sportivi tra i primi a essere sacrificati.



