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SVIZZERA

L'inno dimenticato: perché non si canta più il Salmo svizzero

Le partite della Nazionale lo stanno rilanciando, ma molti giovani ne ignorano ancora le parole.
L'inno dimenticato: perché non si canta più il Salmo svizzero
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L'inno dimenticato: perché non si canta più il Salmo svizzero
Le partite della Nazionale lo stanno rilanciando, ma molti giovani ne ignorano ancora le parole.

BERNA - Mentre i tifosi di molte nazioni intonano il proprio inno a pieni polmoni, sugli spalti svizzeri il silenzio spesso prevale. Ma perché sempre meno persone – soprattutto tra i più giovani – conoscono le parole del Salmo svizzero?

«Quando bionda aurora il mattin c'indora»... poi come continua?
Il dibattito sull'inno nazionale torna d'attualità. Il Salmo svizzero è l'inno ufficiale della Confederazione dal 1981, ma il luogo comune secondo cui molti cittadini ne ignorino il testo continua a essere diffuso. «La melodia la conosco, le parole molto meno», ammettono diversi giovani tifosi intervistati durante un Public Viewing. C'è chi segue la Nazionale con entusiasmo, salvo poi rimanere in silenzio al momento dell'inno, e chi invece riesce a cantarne almeno la prima strofa senza esitazioni.

Suscita poca identificazione?
Secondo numerosi storici, il rapporto piuttosto tiepido degli svizzeri con il proprio inno non sorprende. Già la sua introduzione fu oggetto di lunghe discussioni e, nel corso degli anni, non sono mancati tentativi di modificarne testo e melodia. Per lo storico Caspar Hirschi, il problema risiede soprattutto nel contenuto. «Il testo ha poco a che vedere con la Svizzera contemporanea: parla soprattutto di Dio e molto meno della Svizzera come comunità politica». A differenza di inni come la Marsigliese francese o lo Star-Spangled Banner statunitense, il Salmo svizzero non racconta una storia forte né propone simboli capaci di creare un'identificazione immediata.

Non manca il patriottismo, anzi...
Questo non significa però che in Svizzera manchi il sentimento nazionale. «Gli svizzeri tendono semplicemente a manifestarlo in maniera meno plateale», osserva Hirschi. L'orgoglio per la democrazia diretta, per il paesaggio, per le istituzioni politiche o per la reputazione internazionale del Paese rimane infatti molto diffuso. Anche la grande attenzione mediatica riservata a tutto ciò che riguarda la Svizzera può essere considerata una forma di patriottismo.

A scuola finisce in secondo piano
In molti Paesi l'inno nazionale viene insegnato fin dalla scuola primaria. In Giappone, ad esempio, durante le cerimonie scolastiche la bandiera viene issata e gli studenti sono invitati a cantare il Kimigayo. In Francia, invece, il testo della Marsigliese deve essere esposto nelle scuole. La situazione è diversa in Svizzera. Sebbene il Piano di studio 21 menzioni l'inno nell'ambito dell'insegnamento musicale, imparare o cantare il Salmo svizzero non è obbligatorio. Le associazioni degli insegnanti confermano che oggi l'inno svolge un ruolo piuttosto secondario nelle aule scolastiche. Anche la crescente diversità culturale delle classi e l'aumento delle materie e dei temi da affrontare spingono i docenti a stabilire altre priorità. Persino nel Canton Uri, considerato la culla della Confederazione, gli allievi non sono tenuti a imparare l'inno nazionale.

Per alcuni sta tornando in auge
Non tutti, tuttavia, condividono l'idea che l'inno sia destinato a scomparire. Secondo Hirschi, negli ultimi anni si è osservato un cambiamento significativo, soprattutto in occasione delle partite della Nazionale. «Durante una recente gara della Svizzera ho visto molte più persone cantare l'inno rispetto al passato», racconta lo storico. Un'evoluzione che attribuisce anche all'influenza culturale degli Stati Uniti, dove manifestazioni patriottiche come la mano sul cuore durante l'esecuzione dell'inno sono molto diffuse e si sono propagate attraverso film e trasmissioni sportive.

Il cambiamento è particolarmente evidente nel calcio. Se un tempo quasi nessun giocatore cantava l'inno e la cosa passava inosservata, oggi l'atteggiamento dei nazionali viene osservato con grande attenzione. Secondo Hirschi, il dibattito si è intensificato soprattutto con l'affermarsi di una Nazionale sempre più multiculturale, composta da giocatori con origini molto diverse. Oggi, però, sugli spalti si vedono cantare il Salmo svizzero persone di ogni età, provenienza e orientamento politico. E forse è proprio questo l'aspetto più significativo: sempre più svizzeri intonano l'inno, anche senza conoscerne perfettamente tutte le parole.

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